Banca Mondiale indaga su progetto di funivia in Nepal dopo proteste delle comunità indigene.

Controversia sul progetto della telecabina di Pathibhara in Nepal

L’Advisor/onbussman della Banca Mondiale, il Compliance Advisor/Ombudsman (CAO), sta valutando una denuncia presentata dal popolo indigeno Yakthung (Limbu) del Nepal riguardo ai legami dell’International Finance Corporation (IFC) con il controverso progetto della telecabina di Pathibhara. La denuncia, formalmente registrata nel dicembre 2025, riguarda l’uso di terre sacre per il popolo Yakthung, situate nelle vicinanze dell’area protetta del Kanchenjunga, e ha suscitato proteste per presunti abusi dei diritti indigeni, deforestazione e minacce alla fauna selvatica.

Gli accusatori sostengono che l’IFC non abbia fornito informazioni chiare riguardo al suo supporto consulenziale verso il Gruppo IME fino a fasi avanzate del progetto, sollevando interrogativi sulla loro responsabilità e sul rispetto delle normative di salvaguardia dell’IFC. Nonostante l’IFC affermi di aver interrotto il proprio accordo di consulenza in modo anticipato, non ha escluso il proprio coinvolgimento con il progetto della telecabina. Il caso è attualmente in fase di valutazione da parte del CAO per determinare se procedere verso una risoluzione delle controversie o una revisione della conformità.

Protesta contro la deforestazione e la tutela dei diritti indigeni

A Kathmandu, si sta costruendo una telecabina per servire il tempio di Pathibhara Devi, una meta di pellegrinaggio molto frequentata dai praticanti induisti nel Nepal orientale. Tuttavia, questa area è considerata sacra anche per il popolo Yakthung, che ha espresso forte opposizione alla rimozione degli alberi, temendo che ciò possa compromettere il potere spirituale del sito, secondo le loro credenze.

La denuncia presentata dagli Yakthung è stata accettata per revisione il 12 dicembre 2025, come confermato da Emily Horgan, capo comunicazione e contatto del CAO. La scrivania degli attivisti ambientali sostiene che il progetto avrà un impatto positivo nel settore turistico e nella creazione di posti di lavoro. Tuttavia, le proteste continuano: i lavoratori a contratto hanno iniziato a tagliare alberi nella foresta attorno a siti sacri, secondo quanto riportato, sotto la scorta di agenti di polizia armati.

La telecabina si trova nei pressi dell’area di conservazione del Kanchenjunga, habitat di specie in via di estinzione come il panda rosso e di alberi di alto valore ecologico come il tasso himalayano. Le comunità locali hanno protestato contro il progetto, sostenendo che la deforestazione potrebbe danneggiare ulteriormente l’ambiente. Le autorità nepalese hanno risposto con la forza, utilizzando proiettili di gomma contro i manifestanti, lasciando diversi feriti.

Le proteste degli Yakthung stanno ricevendo un’attenzione sempre maggiore, anche grazie al supporto di gruppi come l’Associazione dei Diritti Umani dei Popoli Indigeni del Nepal e Asia Indigenous Peoples on Extractive Industries and Energy (AIPNEE). Questi attivisti hanno chiesto una revisione del ruolo dell’IFC e una maggiore trasparenza riguardo al suo supporto al progetto. Shankar Limbu, avvocato della causa, ha sottolineato che i comportamenti del IFC mostrano una chiara non conformità alle normative sulla tutela dell’ambiente e dei diritti umani.

I villaggi stanno affrontando una battaglia complessa per la tutela del loro territorio sacro. Shree Lingkhim, una delle complainant, ha espresso la sua soddisfazione per il fatto che la denuncia abbia ricevuto attenzione da parte del CAO. Essa ha affermato che la comunità rimane decisa a difendere il proprio patrimonio culturale e spirituale minacciato dalla costruzione della telecabina.

Le relazioni tra IFC, il Gruppo IME e il progetto della telecabina sono al centro dell’attenzione. Gli attivisti sostengono che, nonostante la cessazione dei legami dell’IFC con il Gruppo IME, il finanziamento e la consulenza continuino a creare conflitti con i diritti delle popolazioni indigene. L’IFC ha dichiarato che aveva un accordo iniziale con Dreams Hills Pvt. Ltd., un’affiliata del Gruppo IME, ma ha interrotto il proprio supporto prima dell’inizio dei lavori.

Il CAO ha informato che la valutazione della denuncia durerà 90 giorni, durante i quali le parti coinvolte possono cercare di risolvere le controversie. Quest’analisi non comporta un verdetto sul merito della denuncia, bensì cerca di comprendere le posizioni delle parti coinvolte.

Il programma di riesame ambientale ha ricevuto critiche anche riguardo alla mancanza di inclusione di specie chiave nell’analisi ambientale iniziale, aggirando la necessità di una valutazione d’impatto ambientale più completa. In aggiunta, sono emersi interrogativi sull’aderenza dell’IFC ai suoi standard prestazionali, sollevando forti preoccupazioni riguardo alla salvaguardia dei diritti e dell’autodeterminazione delle comunità indigene.

Fonti ufficiali:

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Luigi Salemi: