La vicenda dell’oratorio della parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù, nel cuore di Palermo, ha acceso un dibattito che va ben oltre i confini di via Parlatore. Da una parte il diritto dei residenti a vivere nelle proprie case senza subire rumori continui e invasivi, dall’altra il valore educativo e sociale delle attività rivolte a bambini e ragazzi in un quartiere urbano.
In mezzo, una sentenza che ha condannato la parrocchia a risarcire oltre 45 mila euro ai condomini che si affacciano sull’atrio dove si svolgevano le attività dell’oratorio Whitaker. Una decisione che ha fatto rumore quasi quanto quello contestato in giudizio.
Dieci anni di schiamazzi, perizie e cause civili
La storia inizia nel 2015, quando nell’atrio dell’oratorio prendono avvio attività ludiche e sportive con il coinvolgimento di bambini, adolescenti e adulti. Secondo quanto riferito dai residenti, i giochi si svolgevano «pressoché ininterrottamente dalle 16 alle 20 e nei fine settimana anche sino alle 23.30 o a mezzanotte», senza una regolamentazione precisa.
All’inizio i condomini tentano la strada del dialogo, cercando una soluzione bonaria con la parrocchia. Ma il rumore delle grida, delle esultanze e soprattutto delle pallonate contro i muri perimetrali diventa, a loro dire, insostenibile. Nel giro di pochi anni la questione arriva in tribunale con un primo procedimento cautelare.
Nel 2019 il giudice interviene fissando regole precise: una sola attività sportiva alla volta, un solo pallone – addirittura indicato come un Supersantos – e l’obbligo di installare dispositivi per attutire i rumori, come barriere in gommapiuma e reti sulle porte da calcio. Stabiliti anche limiti orari stringenti: stop alle attività alle 20 e, nel periodo estivo, possibilità di utilizzo dell’atrio solo nei mesi di giugno e luglio per un massimo di sei settimane consecutive.
Nonostante le prescrizioni, secondo i residenti i rumori non cessano. Si apre così un nuovo e lungo contenzioso civile, supportato da perizie tecniche e testimonianze. Alcuni inquilini parlano di stress psicofisico, presentando in giudizio fatture per sedute di psicoterapia e per l’acquisto di antidepressivi.
La sentenza: 45 mila euro di risarcimento
La parrocchia si difende sostenendo che i rumori, pur se intensi, fossero legati a un’attività di utilità sociale e che, con la sostituzione del parroco che aveva avviato le iniziative, le problematiche sarebbero cessate. Nell’aprile del 2025, nel tentativo di chiudere la lite, viene proposta ai condomini una somma di 5 mila euro a titolo di risarcimento. Offerta respinta.
A novembre arriva la sentenza del giudice Filippo Lo Presti. Il tribunale riconosce ai proprietari degli appartamenti un risarcimento complessivo superiore ai 45 mila euro, che comprende le spese legali, il danno patrimoniale – legato anche alla riduzione del valore degli immobili, alla sostituzione degli infissi e ai costi dei consulenti – e il danno non patrimoniale per i «disagi interiori e lo stravolgimento delle condizioni di vita» causati dalle immissioni rumorose.
Una cifra significativa per una parrocchia di quartiere, che rischia di pesare pesantemente sulle attività future dell’oratorio.
La reazione politica e il dibattito in città
La sentenza ha suscitato immediate reazioni nel mondo del volontariato e della politica cittadina. Tra le voci più nette quella del consigliere comunale Ottavio Zacco, che ha invitato a una riflessione «seria, profonda e non ideologica» sul modello di città che Palermo intende costruire.
«Nel massimo rispetto delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria – ha dichiarato – non posso tacere una forte preoccupazione istituzionale e sociale: una città che arriva a sanzionare il gioco dei bambini all’interno di un oratorio rischia di smarrire il senso stesso della comunità». Zacco ha ricordato come gli oratori rappresentino spesso gli unici presìdi educativi e sociali nei quartieri più fragili, luoghi in cui il gioco diventa strumento di crescita e prevenzione del disagio.
«Preferisco, senza esitazione, il “caos” ordinato di un oratorio pieno di bambini alle strade silenziose ma popolate da ragazzi lasciati a se stessi», ha aggiunto il consigliere, sottolineando come Palermo soffra già una grave carenza di spazi di aggregazione per minori e giovani.
Il caso di Santa Teresa del Bambino Gesù, dunque, mette a nudo una tensione irrisolta: quella tra il diritto individuale alla tranquillità domestica e l’interesse collettivo a sostenere attività educative e sociali. Una tensione che la sentenza ha risolto sul piano giuridico, ma che continua ad alimentare un acceso confronto pubblico.
Per molti, quel rumore non è solo disturbo, ma «vita, prevenzione sociale, futuro». Per altri, è una violazione dei limiti di tollerabilità che nessuna buona intenzione può giustificare. Palermo, intanto, resta in ascolto, divisa tra il silenzio delle case e le voci dei suoi bambini.