Bait avvelenato per roditori mette a rischio gatti selvatici e fauna selvatica.

I rischi dei rodenticidi anticoagulanti per la fauna selvatica

I rodenticidi anticoagulanti, utilizzati per controllare le popolazioni di roditori, rappresentano una minaccia poco conosciuta per molte specie di fauna selvatica, inclusi i felini selvatici. Diverse piccole specie di gatti cacciano roditori e vivono in aree dove il veleno per i ratti è comunemente usato, specialmente nelle zone agricole. Questi veleni si accumulano nel fegato e possono rivelarsi letali, poiché gli animali possono morire dopo giorni di sanguinamento interno.

Prove documentate di esposizione a rodenticidi sono già state riscontrate in specie come il bobcat e il caracal; tuttavia, gli studi su altre piccole specie feline sono limitati ma preoccupanti. Gli biologi della fauna selvatica avvertono che è necessario un maggiore controllo sull’uso e la disponibilità di rodenticidi per proteggere la fauna selvatica.

Un problema crescente per le piccole specie di gatti

Il rischio di esposizione ai rodenticidi aumenta per molte piccole specie di gatti selvatici in tutto il mondo. Finora, i ricercatori hanno confermato che una popolazione di gatti selvatici ha subito un declino a causa di questi veleni. Si tratta del bobcat (Lynx rufus) che vive sull’Isola di Kiawah, al largo della costa della Carolina del Sud. Questa popolazione è in pericolo di estinzione locale a causa dell’uso di rodenticidi.

Fino al 2019, questi gatti erano considerati una popolazione stabile e ammirata, ma lo scorso anno tre esemplari sono morti. Tra loro, una femmina ha perso la vita a causa di un’emorragia durante il parto. Le autopsie hanno rivelato la presenza di miscele di rodenticidi nel sangue e nel fegato dei bobcats deceduti.

Negli anni successivi, ulteriori dodici gatti sono stati trovati morti e il tasso di sopravvivenza complessivo dei bobcats è sceso al 39%. Tutti quelli testati avevano concentrazioni di veleni anticoagulanti, alcuni dei quali erano stati avvelenati acutamente. L’esposizione regolare a questi veleni è preoccupante, dato che i roditori, tra cui i topi, costituiscono una parte significativa della loro dieta.


Gli effetti dei rodenticidi sulla popolazione felina

I rodenticidi anticoagulanti vengono utilizzati in esche alimentari, spesso protette da contenitori di plastica. Quando ingeriti, questi veleni interrompono il ciclo della vitamina K, ostacolando la coagulazione del sangue e causando emorragie interne mortali.

I rodenticidi sono disponibili in due forme: la prima generazione (FGAR) e la seconda generazione (SGAR). I FGAR, come il warfarin, sono stati sviluppati negli anni ’40 e richiedono che i roditori consumino il veleno più volte. Al contrario, gli SGAR, sviluppati negli anni ’70, possono essere letali dopo una sola dose. Gli animali predatori, come i gatti selvatici, assorbono questi velenosi consumando prede contaminate. Le loro cellule non riescono a filtrare facilmente queste tossine, che si accumulano nel corpo, in particolare nel fegato, aumentando le concentrazioni negli animali al vertice della catena alimentare.

Malgrado il rischio noto, la ricerca sugli effetti dei rodenticidi sulle piccole specie feline è limitata. Un recente studio in Sudafrica ha tracciato un’ampia esposizione nei caracali (Caracal caracal) a Cape Town, evidenziando una minaccia costante. Le analisi hanno mostrato che i caracali sono stati esposti a diversi tipi di veleni, con fino a sei diversi rodenticidi trovati nel fegato di un singolo esemplare.

Impatto sugli ecosistemi e alternative

Seppur le specie feline risultino più resiliente agli effetti di queste tossine, non sono esenti da pericoli mortali. I caracali a Cape Town, ad esempio, affrontano minacce da habitat frammentati, isolamenti genetici e incidenti stradali. L’esposizione ai rodenticidi rappresenta un’ulteriore incognita che potrebbe compromettere la loro sopravvivenza. Gli studi indicano che l’esposizione ai veleni potrebbe rendere gli animali più vulnerabili ad incidenti stradali.

La scoperta di rodenticidi anche nei feti di caracali mostra che l’esposizione avviene già durante la vita prenatale. Se gli effetti a lungo termine di questa esposizione su vari animali rimangono poco chiari, la ricerca continua a rivelare informazioni allarmanti.

La consapevolezza rispetto a questo problema ha portato a iniziative per limitare l’uso dei rodenticidi, come l’implementazione di programmi di educazione pubblica e l’introduzione di metodi alternati per il controllo dei roditori, come la gestione integrata delle infestazioni.


Riflessioni e futuro della fauna selvatica

Le autorità australiane, in seguito a ricerche che hanno evidenziato l’esposizione ai rodenticidi tra i marsupiali locali, hanno già iniziato a limitare la vendita di questi veleni. Anche le comunità locali sull’Isola di Kiawah hanno avviato programmi per proteggere i bobcats, impegnandosi a evitare l’uso di anticoagulanti.

È fondamentale una maggiore ricerca sugli effetti dei rodenticidi sulle piccole specie felini, che possono fungere da indicatori per l’intero ecosistema. La perdita di popolazioni animali a causa dell’uso dei veleni può avere ripercussioni su molte altre specie nell’ecosistema.

Fonti ufficiali:

  • Keating, M. P., et al. “Anticoagulant rodenticides contribute to a decline in an urban carnivore.” Animal Conservation, 2026.
  • Serieys, L. E., et al. “Widespread anticoagulant poison exposure in predators in a rapidly growing South African city.” Science of The Total Environment, 2019.
  • Lohr, M. T., et al. “Widespread detection of second-generation anticoagulant rodenticides in Australian native marsupial carnivores.” Science of The Total Environment, 2025.

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Luigi Salemi: