Aumento delle nascite delle balene franche del Nord Atlantico: una speranza per la specie.

Brevi note del fondatore: una serie occasionale in cui il fondatore di Mongabay, Rhett Ayers Butler, condivide analisi, prospettive e sintesi di storie.

Un aumento delle nascite per le balene franca del Nord Atlantico

Gli scienziati che monitorano le balene franca del Nord Atlantico hanno registrato un incremento delle nascite durante l’inverno. Fino ad ora, sono stati identificati quindici cuccioli, un numero incoraggiante per una popolazione che ha lottato a lungo per poter prosperare.

Secondo il North Atlantic Right Whale Consortium, si stima che alla fine del 2024 ci fossero circa 384 balene franca del Nord Atlantico (Eubalaena glacialis). Questo dato segna un aumento rispetto ai valori più bassi registrati all’inizio del decennio. Dal 2020, la popolazione di balene è cresciuta di poco più del 7%, rispetto ai 358 esemplari di tre anni fa.


Un futuro incerto per la specie minacciata

Durante la stagione di parto 2025-2026, gli scienziati hanno identificato alcune madri per la prima volta che si uniscono al gruppo di riproduzione. Inoltre, è stato osservato che alcune femmine partoriscono a intervalli più brevi. Questi dettagli sono cruciali per i biologi nel valutare le possibilità di recupero. In una popolazione così ridotta, ogni nascita è di fondamentale importanza.

La realtà, però, è inesorabile. La NOAA Fisheries stima che sarebbe necessario avere circa 50 cuccioli all’anno, sostenuti nel lungo periodo, per mettere la specie su un chiaro cammino di recupero. Questo numero è ben al di sopra di quanto sia attualmente plausibile, data la scarsità di femmine riproduttive rimaste. Le balene franca possono vivere oltre un secolo; tuttavia, nel moderno Atlantico settentrionale, molti non raggiungono nemmeno la maggiore età. La loro vita media è misurata in decenni, non per ragioni biologiche, ma a causa di reti e metallo.


Le minacce alle balene franca

Le minacce che angosciano questa specie sono ampiamente conosciute e ben documentate. Queste includono l’intrappolamento negli attrezzi da pesca, le collisioni con grandi imbarcazioni e lo stress cronico, che porta le femmine a essere malnutrite e meno propense a riprodursi. Questa specie è stata cacciata quasi fino all’estinzione secoli fa, per poi essere risparmiata, solo per scoprire che il suo habitat era diventato le acque più industrializzate del pianeta.

Le politiche un tempo hanno aiutato a mitigare alcuni di questi pericoli: limiti di velocità per le navi, restrizioni stagionali sulla pesca e una gestione adattativa mentre le balene cambiavano il loro raggio di azione. Sotto l’amministrazione Trump negli Stati Uniti, però, molti di questi protezioni si sono fermate o hanno subito un indebolimento. Un divieto sulle nuove normative federali ora si estende fino al 2028, con pressioni da parte dell’industria per spingerlo ulteriormente. In termini di vita di una balena franca, questo non è un semplice ritardo; copre un intero ciclo riproduttivo.


La balena franca del Nord Atlantico è tra i cetacei più minacciati del pianeta, ma non è la più rara. Questo titolo spetta alla vaquita (Phocoena sinus), un piccolo porpoise del Golfo della California, ora sul punto di scomparire. La comparazione è importante: la balena franca esiste ancora in centinaia, e non in pochi esemplari. C’è ancora tempo per cambiare il suo destino e garantire un futuro per la specie.

Attualmente, i cuccioli si spostano verso nord con le loro madri, seguendo la stessa rotta migratoria delle generazioni precedenti. L’oceano che li circonda rimane affollato e rumoroso. Non è ancora chiaro se queste nascite segnino un’inversione di rotta o se si tratti solo di una momentanea tregua prima di ulteriori perdite. I numeri offrono un barlume di ottimismo, ma non consentono di abbassare la guardia.

Fonti: NOAA Fisheries, North Atlantic Right Whale Consortium.

Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it

Luigi Salemi: