Il Commercio Mondiale di Animali Selvatici e la Diffusione delle Malattie
Uno studio recente ha dimostrato che il commercio globale di animali selvatici aumenta notevolmente il rischio di diffusione di malattie tra la fauna selvatica e gli esseri umani. Questa ricerca si è focalizzata sulle specie di mammiferi e ha rivelato che qualsiasi vendita di animali selvatici, delle loro carni o prodotti, incrementa il rischio che patogeni contagiosi possano saltare la barriera tra specie e infettare gli esseri umani. I ricercatori hanno scoperto che i mammiferi venduti nel commercio di fauna selvatica globale sono il 50% più propensi a condividere patogeni con gli esseri umani rispetto a quelli che non vengono comprati e venduti.
Inoltre, è emerso che il contatto ripetuto e prolungato tra esseri umani e animali crea ulteriori opportunità per il salto di patogeni. Contrariamente a quanto si pensa comunemente, le specie illegalmente commerciate non risultano più propense a trasportare patogeni zoonotici rispetto a quelle importate e vendute legalmente, spesse volte come animali esotici da compagnia. Questa ricerca evidenzia l’importanza di un monitoraggio più rigoroso e di una condivisione delle informazioni migliore, impegnandosi in un approccio “One Health” per il commercio di fauna selvatica che consideri i rischi per animali e esseri umani.
Le Minacce delle Pandemie e Nuove Malattie
Le pandemie e le malattie emergenti rappresentano minacce costanti per la sopravvivenza umana. Sia gli esseri umani che gli animali selvatici e da fattoria portano con sé una vasta gamma di virus, batteri, funghi e parassiti. Il contatto ravvicinato offre opportunità per i patogeni di saltare da una specie all’altra.
Un team interdisciplinare ha approfondito i registri commerciali di migliaia di specie negli ultimi 40 anni per valutare i rischi per la salute pubblica derivanti dal commercio legale e illegale della fauna selvatica, concentrandosi sui mammiferi. I risultati hanno mostrato che il commercio mondiale di mammiferi selvatici, così come delle loro parti e dei loro prodotti, crea opportunità crescenti per i patogeni di mutare e passare dagli animali agli esseri umani nel tempo, costituendo una seria minaccia per la salute pubblica, come riportato nella rivista Science.
Negli ultimi decenni, scienziati e virologi hanno avvertito che l’incidenza di spillover aumenta in un mondo sempre più affollato e interconnesso, dove viaggi e commercio giocano un ruolo fondamentale. Molti dei focolai di malattie contagiose più pericolose o mortali della storia recente hanno avuto origine negli animali, come ad esempio l’mpox nel 1958, il virus Marburg nel 1967, Ebola nel 1976, l’HIV/AIDS nel 1981 e il COVID-19 nel 2020.
Il commercio di fauna selvatica offre opportunità ripetute per il contatto ravvicinato tra animali, patogeni e persone. Gli animali vengono legalmente spediti in tutto il mondo per il cibo, venduti come animali domestici, e le loro parti vengono utilizzate in vari settori, come la moda e la decorazione domestica. Nel 2022, il commercio legale è stato valutato a 220 miliardi di dollari all’anno secondo CITES, il trattato globale sul commercio della fauna selvatica.
Il commercio illegale è altrettanto vasto, con un valore che raggiunge i 23 miliardi di dollari, mentre bracconieri e allevatori spostano milioni di animali e parti di essi in tutto il pianeta ogni anno. Questi animali sono spesso tenuti in condizioni affollate e stressanti, abbassando l’immunità e aumentando la loro suscettibilità ai patogeni.
Per analizzare i rischi per la salute umana derivanti da questo massiccio commercio di fauna selvatica, i ricercatori hanno esaminato diversi ampi set di dati, inclusi i registri commerciali di CITES e LEMIS, il database del Servizio Pesca e Fauna Selvatica degli Stati Uniti. Hanno scelto di concentrarsi sui mammiferi, poiché sono i più rappresentati nei set di dati esistenti.
I risultati hanno rivelato che, su 2.079 specie di mammiferi analizzate, il 41% poteva trasmettere almeno una malattia agli esseri umani; solo il 6.4% delle specie non vendute conteneva patogeni zoonotici. Anche dopo aver considerato fattori come la vicinanza evolutiva tra i mammiferi, gli animali commerciati risultavano ancora il 50% più propensi a ospitare patogeni zoonotici.
I risultati dello studio mettono in discussione assunzioni comuni sui rischi: le specie commerciliate illegalmente non erano più propense a portare patogeni zoonotici rispetto a quelle scambiate legalmente. Secondo Evan Eskew, uno degli autori dello studio, “il commercio legale è probabile che sia altrettanto rischioso per la trasmissione di malattie zoonotiche quanto il commercio illegale.”
Il rischio aumenta ulteriormente quando i mammiferi vengono commerciati per periodi prolungati; ogni decennio di commercio globale porta potenzialmente a un aumento ulteriore della capacità di un animale di ospitare patogeni in grado di infettare gli esseri umani. È importante notare che i risultati si basano su dati che rivelano solo parzialmente la storia del commercio di fauna selvatica.
Il commercio della fauna selvatica rimane un problema complesso che richiede un monitoraggio più attento e una sorveglianza biosanitaria più attiva. La mancanza di dati adeguati è una delle maggiori sfide da affrontare per comprendere i rischi zoonotici. In effetti, i ricercatori sottolineano la necessità di cooperative internazionali e di una maggiore condivisione dei dati per garantire la salute pubblica e prevenire future epidemie.
Per maggiori informazioni, puoi consultare le fonti ufficiali su CITES e sul CDC.
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