Diritti Indigeni e Intelligenza Artificiale
Un incontro del Meccanismo Esperto delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni (EMRIP) ha visto la partecipazione di attivisti indigeni che hanno esortato a sviluppare l’Intelligenza Artificiale (AI) in conformità con i diritti e le priorità delle comunità indigene. I centri di dati, infrastrutture fondamentali per il funzionamento dell’AI, richiedono enormi quantità di energia e acqua, ma molti sono costruiti in regioni già soggette a stress idrico, scatenando la contrarietà delle popolazioni locali. Diverse fonti interpellate hanno espresso preoccupazioni riguardanti la sovranità delle loro terre, acque e alimenti.
Alcuni hanno evidenziato che, se implementata correttamente, l’infrastruttura potrebbe offrire opportunità per i popoli indigeni, sempre nel rispetto dei principi di consenso libero, preventivo e informato (FPIC), e di partecipazione significativa.
Sfide e Opportunità dell’AI nei Territori Indigeni
L’Intelligenza Artificiale viene spesso descritta come una tecnologia trasformativa con la potenzialità di cambiare radicalmente il nostro mondo. Tuttavia, il suo sviluppo richiede data center di grande dimensione che consumano enormi quantità di energia. La domanda di energia è così elevata che, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, i centri di dati tradizionali possono raggiungere un fabbisogno energetico da 10 a 25 megawatt, mentre i centri di dati iperscalari possono superare i 100 megawatt.
Le popolazioni indigene da Brasile a Canada hanno risposto in modi diversi all’espansione di queste infrastrutture. Alcuni hanno manifestato preoccupazioni per la pressione sulle risorse idriche e la scarsa consultazione, mentre altri hanno accolto i progetti per i benefici economici che possono apportare.
Diversi leader indigeni hanno chiesto che i progetti relativi ai centri di dati rispettino i principi FPIC. Durante una tavola rotonda, i rappresentanti indigeni hanno sottolineato l’importanza di politiche che impediscano l’appropriazione della conoscenza indigena senza consenso, paragonandola alla protezione delle terre e delle acque indigene.
Impatto Ambientale e Richiesta di Moratorie
Le preoccupazioni riguardo all’impatto ambientale dei centri di dati sono amplificate dal loro consumo di acqua. Studi hanno dimostrato che solo negli Stati Uniti, i data center hanno consumato nel 2023 circa 66 miliardi di litri d’acqua. Entro il 2030, il consumo energetico dei data center è destinato a raddoppiare, raggiungendo 945 terawattora. Questo sarà sufficiente per alimentare le esigenze elettriche di tutti i 1,3 miliardi di abitanti dell’Africa subsahariana per un periodo di cinque anni.
Molti attivisti indigeni stanno chiedendo una moratoria sulla costruzione di nuovi data center per valutare l’impatto ambientale e sociale di queste strutture. Ad esempio, una protesta contro un centro di dati Google a Santiago ha visto la partecipazione di comunità indigene e sindacati locali, che hanno manifestato con il motto “non è siccità, è saccheggio”.
Risonanza Globale e Iniziative Indigene
L’ondata crescente di litigiosità legata ai centri di dati sta anche attirando l’attenzione internazionale. Recentemente, un tribunale ambientale in Cile ha sospeso la costruzione di un centro di dati Google, evidenziando che l’impatto ambientale non era stato adeguatamente considerato. Le comunità indigene nel mondo stanno cercando di ottenere ascolto e giustizia rispetto ai progetti che minacciano la loro sopravvivenza.
In Canada, alcune nazioni indigene hanno iniziato a investire nei data center, assumendo un ruolo attivo come stakeholder. La Woodland Cree First Nation ha annunciato un progetto da 650 MW che utilizzerà una centrale inattiva per generare energia. Questo sviluppo è facilitato dalla consapevolezza che le comunità indigene possono trarre benefici economici dall’evoluzione tecnologica.
Collaborazione e Responsabilità
In Nuova Zelanda, l’iniziativa Te Kāhui Raraunga dimostra come alcune nazioni tribali stiano esplorando iniziative di AI che rispettano i diritti indigeni. Hanno sviluppato modelli di governance dei dati Māori per garantire che le priorità della comunità vengano rispettate.
Un punto fondamentale emerso dagli attivisti indigeni durante l’incontro EMRIP è che la partecipazione significativa deve essere garantita in tutte le fasi di sviluppo delle iniziative di AI. “Non dobbiamo solo chiederci cosa può fare l’AI, ma anche cosa dovrebbe fare”, ha affermato una partecipante.
Per ulteriori informazioni, consultate le fonti ufficiali:
– Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA)
– Lawrence Berkeley National Laboratory
– Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite
Questi sviluppi rivelano un’interazione complessa tra tecnologia, diritti indigeni e sostenibilità ambientale, un tema di grande rilevanza per il futuro delle comunità indigene a livello globale.
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