Il progetto dell’olio: preoccupazioni ambientali in Kenya
Il miliardario Aliko Dangote ha scelto Lamu, in Kenya, come sede del suo progetto di raffineria di petrolio, un investimento stimato di 17 miliardi di dollari. Questa decisione ha scatenato reazioni contrastanti tra le autorità e gli attivisti ambientali. Mentre il governo keniota sostiene che il progetto porterà benefici economici significativi per la regione dell’Africa orientale, gli ambientalisti mettono in guardia sui potenziali rischi per l’ecosistema locale e sui mezzi di sussistenza delle comunità.
Il vicepresidente della Dangote Industries Limited, Devakumar Edwin, ha dichiarato a Reuters che la raffineria avrà una capacità di trattamento di almeno 700.000 barili di petrolio al giorno e sarà completata entro tre anni. Il petrolio grezzo sarà probabilmente fornito da fonti all’interno della regione dell’Africa orientale.
Benefici economici versus impatto ambientale
Se realizzato, il progetto di Lamu funzionerebbe in modo simile a quello della Dangote Industries a Lagos, Nigeria, che attualmente è la più grande raffineria di petrolio in Africa. Il presidente keniota William Ruto ha affermato che questa iniziativa non solo beneficerà il Kenya, ma potrebbe anche generare almeno 60.000 posti di lavoro durante la costruzione e l’operazione.
Tuttavia, gli attivisti ambientali chiedono una maggiore trasparenza e un’adeguata partecipazione della comunità locale, esigendo una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) completa prima che il progetto possa procedere. Hanno sottolineato che qualsiasi decisione non dovrebbe concentrarsi solo sui benefici economici, ma considerare anche le implicazioni ambientali e culturali per le generazioni attuali e future.
In un comunicato rilasciato il 14 luglio, Greenpeace Africa ha espresso preoccupazioni in merito all’impatto che la raffineria potrebbe avere su un ecosistema costiero fragile a Lamu, un’isola situata lungo la costa dell’Oceano Indiano e patrimonio dell’umanità UNESCO. Inoltre, è stata messa in discussione la dipendenza del Kenya dai combustibili fossili, suggerendo che le opportunità lavorative promesse “non possono nascondere i veri costi di questo investimento”. I progetti di combustibili fossili tendono a creare posti di lavoro temporanei a scapito delle economie locali, come la pesca e il turismo.
Power Shift Africa, un’organizzazione no-profit che sostiene l’energia pulita nel continente, ha richiamato l’attenzione sull’importanza degli ecosistemi presenti a Lamu. Il direttore esecutivo Mohamed Adow ha affermato che l’area destinata al progetto è ricca di foreste di mangrovie, praterie di fanerogame e barriere coralline, fondamentali per il settore della pesca e cruciali per il turismo. Il presidente dell’Unità di Gestione delle Spiagge di Lamu, Somo Mohammed, ha dichiarato che il governo non ha fornito dettagli sulla natura del progetto, con i pescatori che già lamentano la riduzione delle risorse ittiche.
Mohammed ha sollecitato il governo a informare la comunità locale e a coinvolgerla completamente nel processo decisionale. Secondo quanto affermato, la costituzione keniota stabilisce che le comunità locali devono essere coinvolte prima dell’attuazione di tale progetti. Omar Elmawi, esponente del movimento Africa Movement of Movements Building Space, ha messo in evidenza che le informazioni pubbliche sul progetto sono insufficienti e ha avvertito che i paesi che si sono affidati al petrolio nel corso dei decenni hanno spesso subito danni ambientali maggiori rispetto ai benefici previsti.
Le leggi ambientali del Kenya riconoscono i progetti di raffineria come tra i più inquinanti e distruttivi. Secondo Elmawi, un’adeguata VIA potrebbe rivelare le lacune nel progetto, suggerendo che la sua prosecuzione potrebbe rivelarsi un errore fatale per le generazioni presenti e future. “In nostra opinione, andare avanti con questo progetto sarebbe pesante per le attuali e future generazioni,” ha affermato.
Secondo le preoccupazioni espresse dagli attivisti, la costruzione della nuova raffineria potrebbe anche comportare inquinamento marino, compromissione delle aree di riproduzione dei pesci e una diminuzione della produzione di miele di mangrovie in caso di sversamenti di petrolio. Adow ha sottolineato che il progetto non risolverebbe la persistente povertà energetica per milioni di africani nelle aree rurali, accennando anche alla reputazione del Kenya come leader nella transizione verso energie rinnovabili.
Attualmente, il governo keniota non ha ancora annunciato la data di inizio della costruzione del progetto, né ha divulgato al pubblico alcuna VIA, un passo scartato dagli attivisti e dalla comunità locale come essenziale per garantire un processo trasparente.
Questa storia è stata riportata dal team africano di Mongabay e pubblicata per la prima volta in swahili il 16 luglio 2026.
Fonti: Mongabay | Greenpeace Africa | Power Shift Africa
Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it