Ars parte civile nel procedimento contro Galvagno: via libera dal Consiglio di Presidenza
Il Parlamento siciliano si costituirà parte civile nell’eventuale processo a carico del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno (FdI). La decisione è stata assunta dal Consiglio di Presidenza dell’Ars, riunito questa mattina a Palazzo dei Normanni, dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Palermo per i reati di peculato, truffa e corruzione.
Alla riunione era presente lo stesso Galvagno che, secondo quanto appurato, ha chiesto che il Consiglio si esprimesse sulla base dei precedenti pareri dell’Avvocatura dello Stato relativi a casi analoghi. In particolare, per l’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, accusato di peculato in un’altra inchiesta, gli avvocati dello Stato avevano suggerito all’Assemblea regionale di costituirsi parte civile.
Su dieci componenti del Consiglio di Presidenza, nove hanno preso parte alla seduta (assente solo Riccardo Gallo di Forza Italia). Presenti anche i sei deputati regionali espressione della maggioranza di centrodestra, la cui partecipazione sarebbe stata sollecitata dallo stesso Galvagno per evitare problemi legati al numero legale, come riferito da esponenti delle opposizioni.
Al momento della votazione, Galvagno ha lasciato l’aula, affidando la presidenza al vicario Nuccio Di Paola (Movimento 5 Stelle). Sui sette presenti al voto, cinque si sono espressi a favore della costituzione di parte civile, mentre due si sono astenuti, assumendo la stessa posizione già tenuta nel caso Miccichè.
“Galvagno ha riconosciuto il ruolo del Parlamento, mostrando rispetto per l’istituzione pur essendo direttamente coinvolto”, ha dichiarato il deputato del Partito democratico e componente del Consiglio di Presidenza Nello Dipasquale. “Di segno opposto, invece, l’atteggiamento del presidente della Regione Renato Schifani, con il governo che non si è costituito parte civile nei confronti dell’assessore regionale al Turismo Elvira Amata (FdI), per la quale la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per corruzione”.
La scelta dell’Ars rappresenta un passaggio istituzionale di rilievo e riaccende il confronto politico sul tema della tutela dell’immagine delle istituzioni regionali e sulla coerenza delle decisioni assunte dai diversi livelli di governo.
