Ars approva la riforma degli enti locali: obbligo del 40% di donne nelle giunte comunali

Ars approva la riforma degli enti locali: obbligo del 40% di donne nelle giunte comunali

Se la norma sulle quote di genere è stata accolta come una conquista, il giudizio complessivo sulla riforma resta in chiaroscuro. Numerosi articoli sono stati bocciati, tra cui quelli sul terzo mandato consecutivo dei sindaci e sull’introduzione della figura del consigliere supplente.

Le votazioni hanno evidenziato profonde fratture nella maggioranza. Più interventi hanno denunciato l’assenza di una “regia d’Aula” e l’incapacità di esprimere una linea unitaria. Secondo le opposizioni, l’esito finale certifica una coalizione sempre più divisa.

Duro anche il commento di Sud Chiama Nord, che ha parlato di “Vietnam parlamentare”, pur rivendicando l’approvazione di una norma proposta dal gruppo per consentire ai Comuni che hanno usufruito del fondo di rotazione nel 2020 di restituirlo in otto anni anziché in cinque.

Nel dibattito è intervenuta anche l’Anci Sicilia. Il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano hanno sollevato una riflessione più ampia sull’autonomia speciale della Regione, sottolineando come i Comuni siciliani si trovino spesso in un quadro normativo frammentato e instabile. Tra i nodi irrisolti, la mancata istituzione del Consiglio delle autonomie locali e le incertezze sulle norme riguardanti mandati e indennità.

Il testo approvato, dunque, consegna alla Sicilia un importante passo avanti sul fronte della rappresentanza di genere, ma lascia aperto il confronto politico sulla stabilità della maggioranza e sulla capacità dell’Ars di affrontare in modo organico le riforme strutturali per gli enti locali dell’Isola.

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