Animali “brilli”: quando la natura serve cocktail senza volerlo

Animali “brilli”: quando la natura serve cocktail senza volerlo

Tra i primati, alcune scimmie che vivono in foreste tropicali hanno accesso a frutti molto zuccherini che fermentano rapidamente. In certi casi, soprattutto quando il cibo è abbondante, possono ingerirne quantità tali da mostrare comportamenti alterati: maggiore eccitazione, movimenti scoordinati e interazioni sociali più caotiche del normale.

Non è un comportamento ricercato, ma una semplice conseguenza della disponibilità di cibo.

Cosa succede davvero dopo?

Gli effetti dell’alcol sugli animali sono simili a quelli umani: perdita di equilibrio, riflessi più lenti e ridotta capacità di valutazione del pericolo. La differenza è che, nel loro caso, anche una breve alterazione può essere molto rischiosa, perché nel mondo naturale ogni distrazione può fare la differenza tra vita e morte.

Per questo motivo, la maggior parte degli animali tende a evitare inconsapevolmente frutti troppo fermentati, oppure ne consuma quantità minime.

Una lezione dalla natura

Questi episodi ci ricordano una cosa semplice ma interessante: l’alcol non è un’invenzione umana, ma una sostanza che esiste in natura e che alcune specie incontrano da sempre. Tuttavia, il mondo animale non lo cerca per piacere, ma lo subisce come effetto collaterale dell’alimentazione.

E forse proprio qui sta la differenza più grande: mentre per noi può essere una scelta sociale o culturale, per loro è solo un imprevisto del menu naturale.

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