Allerta: l’aumento dei rifiuti bruciati come combustibile minaccia salute e ambiente.

Cosa sono i carburanti derivati dai rifiuti?

I carburanti derivati dai rifiuti (RDF) sono combustibili prodotti da rifiuti misti, contenenti spesso fino al 50% di plastica. Questa pratica è diventata globale, con l’uso del RDF in inceneritori per la produzione di energia, forni per cemento, cartiere e altre industrie. I sostenitori del RDF affermano che riduce l’uso di combustibili fossili e offre un’alternativa più pulita, contribuendo a diminuire i rifiuti che finiscono in discarica. D’altro canto, i critici avvertono che la mancanza di monitoraggio nasconde le reali conseguenze ambientali e sulla salute umana legate all’uso del RDF, sottolineando che l’incenerimento insieme ai combustibili fossili può intensificare l’inquinamento. Le potenziali problematiche sanitarie sono gravi, da malattie come il cancro a disturbi ormonali.

Un criterio di crescente preoccupazione emerge man mano che l’utilizzo del RDF aumenta, specialmente nei paesi del Sud del Mondo, dove si inizia a utilizzare e smaltire i rifiuti in questo modo. L’incenerimento del RDF, insieme alla plastica, è stato correlato alle emissioni di gas serra e a inquinanti altamente tossici come le diossine.


L’ascesa del RDF nel mondo

Con il mondo alla ricerca di soluzioni per affrontare le crisi legate al cambiamento climatico e all’inquinamento da plastica, molti paesi stanno rivolgendo la propria attenzione all’incenerimento dei rifiuti municipali per produrre energia. Questa strategia sta guadagnando trazione globale e solleva interrogativi su effetti ambientali e sanitari. Il RDF è preparato unendo abbondanti rifiuti di plastica con altre sostanze combustibili come legno, cartone e tessuti. Il processo prevede essiccazione e triturazione, con il risultato quindi bruciato in inceneritori specifici.

Proponenti del RDF sostengono che l’incenerimento riduce sia l’inquinamento da plastica che la quantità di rifiuti in discarica, al contempo diminuendo le emissioni di gas serra. Alcuni lo esaltano come una soluzione per l’economia circolare.

Tuttavia, gli oppositori non sono convinti. Sostengono che bruciare RDF – così ricco di plastica – non faccia altro che sostituire una fonte di combustibile inquinante con un’altra, rilasciando significative emissioni di gas serra e inquinanti nocivi. Lee Bell, del network IPEN (International Pollutants Elimination Network), ha dichiarato: “Ci preoccupa che i polimeri della plastica siano miscelati con molti altri prodotti chimici”.

La crescente domanda di RDF deve fare i conti con oltre 4.000 sostanze chimiche collegate alla plastica, che possono mostrare proprietà persistenti, bioaccumulabili o tossiche, generando preoccupazioni per la salute pubblica. Bell evidenzia che l’incenerimento del RDF produce una vasta gamma di emissioni tossiche.


Implicazioni dell’uso del RDF nei settori industriali

Il settore del cemento è uno dei maggiori utilizzatori di RDF, sostituendo i combustibili fossili o combinandolo con altre fonti alternative. Attualmente, il mercato globale del RDF sta vivendo una crescita rapida, con stime che indicano un aumento da 5,4 miliardi di dollari nel 2025 a 11,7 miliardi di dollari entro il 2035. L’industria del cemento attualmente conta per circa l’8% delle emissioni di carbonio globali, ponendo la questione di quanto il RDF possa effettivamente contribuire a una decarbonizzazione reale. Secondo il GCCA (Global Cement and Concrete Association), l’uso del RDF potrebbe ridurre le emissioni di gas serra, ma con un caveat: il contenuto di plastica potrebbe vanificare i benefici.

Infatti, studi condotti suggeriscono che l’uso di RDF nell’industria cementizia porta solo a “benefici climatici relativamente piccoli” e le emissioni di polveri tossiche rappresentano un problema ancora maggiore. Le preoccupazioni riguardano principalmente i siti vicino ai forni e agli inceneritori dove le emissioni di diossine e altre sostanze chimiche tossiche possono causare danni alla salute.

L’assenza di regolazioni ambientali standardizzate nei paesi in via di sviluppo rende ancora più preoccupante la crescente produzione e incenerimento di RDF, in particolare in Asia. Le aziende sostengono che il bruciare rifiuti è necessario, ma esperti avvertono che senza una gestione adeguata può non solo aumentare l’inquinamento ma anche aggravare le condizioni di salute nelle comunità circostanti.


Le preoccupazioni legate alla gestione del RDF sono reali e urgenti. Richiedono una regolamentazione più rigorosa, soprattutto in un contesto in cui l’esportazione di RDF da paesi benestanti a quelli in via di sviluppo è in aumento. Le organizzazioni non governative come IPEN hanno lanciato l’allerta sui rischi di “colonialismo dei rifiuti”, enfatizzando la necessità di ulteriori norme di tracciamento per garantire che le spedizioni di rifiuti non tossici non finiscano per aggravare la crisi della plastica già esistente.

Per maggiori informazioni, consultate le fonti ufficiali:
– IPEN
– Global Cement and Concrete Association
– Centre for Research on Energy and Clean Air

E’ fondamentale che si faccia pressione per una maggiore trasparenza e responsabilità nella gestione dei rifiuti e che si esplorino vie sostenibili semplicemente evitando l’incenerimento di plastiche e rifiuti nel loro insieme per mitigare l’impatto ambientale a lungo termine.

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Luigi Salemi: