Arvoreznha, Brasile — Scopriamo il meraviglioso rospo dal ventre rosso, una piccola creatura che si trova solo in un minuscolo bosco nel sud del Brasile. Non lasciarti ingannare dalle sue dimensioni. Questo piccolo anfibio ha fatto la storia nel 2014, fermando la costruzione di una diga idroelettrica che avrebbe distrutto il suo unico habitat.
Con poco più di 1.000 individui rimasti in natura, questa specie è classificata come gravemente minacciata di estinzione. Oltre ai cambiamenti climatici, il rospo affronta la pressione dell’agricoltura e il traffico di fauna selvatica. Nonostante le sue dimensioni, questo piccolo eroe non si tira indietro di fronte alle avversità. Nel 2024, inondazioni catastrofiche hanno colpito il sud del Brasile, sommergendo interi paesaggi, incluso l’habitat fragile di cui questo piccolo sopravvissuto ha bisogno. Riuscirà a resistere? O sarà finalmente troppo? Michelle Abadie, una ricercatrice che studia questa specie da oltre 15 anni, è andata sul campo per scoprirlo. Mongabay l’ha accompagnata in questa missione per capire in che modo anche le creature più piccole possano avere un impatto enorme.
La situazione critica del rospo dal ventre rosso
Dettagliando la situazione, il rospo dal ventre rosso vive in un’area molto limitata, un’improbabile striscia rocciosa di meno di 700 metri. La sua esistenza è ai limiti e la popolazione è talmente ridotta da far intuire il rischio di estinzione imminente. Spesso però, questo rospo ha dimostrato una sorprendente resilienza.
Recentemente, l’area in cui vive è stata colpita da devastanti inondazioni. Dopo gli eventi catastrofici di maggio 2024, la prima spedizione per esplorare la situazione di questi anfibi è stata organizzata. Michelle, che ha dedicato oltre 15 anni al rospo, ha lavorato a fianco di esperti per valutare se l’anfibio fosse riuscito a sopravvivere. La sua preoccupazione era giustificata: la possibilità di perdere una specie è inaccettabile.
Le sfide affrontate e le vittorie ottenute
La storia del rospo dal ventre rosso è costellata di sfide. Negli anni passati, Michelle è stata parte di una vittoria storica per la specie. Nel 2010, era stata proposta la costruzione di una centrale idroelettrica a meno di 300 metri dal suo habitat. I cambiamenti che sarebbero stati causati avrebbero portato alla sua inevitabile estinzione. Essendo i fiumi fondamentali per alcuni anfibi, le centrali idroelettriche alterano il loro naturale flusso e ostacolano il movimento della vita acquatica.
Grazie a anni di dati sul campo, Michelle e i suoi colleghi sono riusciti a dimostrare l’alto rischio rappresentato per la specie. Nel 2013, il rospo è stato ufficialmente classificato come gravemente minacciato e, l’anno successivo, la costruzione della diga è stata sospesa. Si è trattato di un risultato senza precedenti, il primo caso in Brasile e forse nel mondo, in cui un anfibio ha fermato un progetto così grande.
Oggi, il rospo vive in una valle con pareti molto ripide, e qualsiasi incremento delle piogge può rappresentare una minaccia diretta per la sopravvivenza della popolazione. Le inondazioni storiche che hanno colpito nel maggio 2024 hanno creato timori significativi. Michelle ha dovuto fare affidamento su un partner locale per ottenere informazioni, vista la difficoltà di accedere al campo.
Circa 2,4 milioni di persone sono state colpite dal disastro e l’impatto sulla fauna selvatica locale è stato impossibile da misurare. Michelle ha temuto il peggio per il rospo. Il fiume si era elevato di quasi 20 metri e la situazione era drammatica. A distanza di un anno e mezzo dalle inondazioni, il team si è preparato a tornare nell’area per capire se i rospi siano ancora presenti.
Quando finalmente sono riusciti a tornare, hanno trovato un habitat in fase di recupero. La vegetazione stava lentamente riacquistando il microhabitat che conoscevano. Durante il lavoro sul campo, hanno realizzato un certo numero di catture, dimostrando che la popolazione, sebbene in pericolo, mostra segni di resilienza. Con un totale di 111 catture in due giorni, la situazione sembrava promettere la possibilità di un recupero.
Le sfide rimangono, e le misure urgenti per affrontare la deforestazione e la protezione dell’area sono fondamentali. Le azioni intraprese da scienziati, responsabili politici e comunità locali puntano a far riconoscere la specie come parte del patrimonio genetico ufficiale dello Stato. Sebbene non ci siano garanzie, questo è un passo incoraggiante, un promemoria che la grandezza di un animale non solo dipende dalle sue dimensioni.
Fonti ufficiali: WWF, IUCN Red List, Mongabay.
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