Agricoltori ugandesi denunciano in UK il progetto di oleodotto di TotalEnergies per danni ambientali.

Il Ricorso Legale Contro l’Olodotto in Uganda e Tanzania

Quattro agricoltori ugandesi hanno presentato una causa presso l’Alta Corte di Londra contro un contestato oleodotto in fase di costruzione tra Uganda e Tanzania. A darne notizia è stata l’organizzazione per i diritti umani Avaaz durante una conferenza stampa tenutasi il 7 luglio. Questo oleodotto, conosciuto come East African Crude Oil Pipeline (EACOP), si estende per 1.443 chilometri, collegando i campi petroliferi Tilenga e Kingfisher in Uganda con il porto tanzaniano di Tanga per l’esportazione. La costruzione è a carico del colosso energetico francese TotalEnergies.


Impatto Ambientale e Sociale del Progetto

Matthew Renshaw, socio dello studio legale Leigh Day che rappresenta i ricorrenti, ha espresso emozione per l’azione legale intrapresa: “Stiamo portando avanti una causa contro EACOP Limited, un’azienda registrata nel Regno Unito, che ha il potenziale di causare devastazione in Uganda e nel mondo.” Joanna Setzer, professoressa associata al Grantham Research Institute della London School of Economics, ha sottolineato l’importanza del tempismo della causa, giacché viene presentata prima che si verifichino i danni.

L’oleodotto EACOP attraverserà 16 aree protette, inclusa la regione del Lago Vittoria, cruciale per oltre 40 milioni di abitanti. Sopra di queste terre si trovano i campi petroliferi Tilenga e Kingfisher, adiacenti al Parco Nazionale Murchison Falls, l’area protetta più grande dell’Uganda, che ospita specie in pericolo come le giraffe di Rothschild e gli elefanti africani. Diverse organizzazioni ambientaliste avvertono che un eventuale sversamento di petrolio potrebbe arrecare danni letali all’ecosistema.


Racheal Tugume, una delle ricorrenti, ha così espresso la sua preoccupazione: “Domani, dopo che le loro tubazioni si invecchieranno, ci saranno sversamenti di petrolio nelle nostre acque, e quello che raccolto oggi, non so se domani potrò ancora farlo.” Le implicazioni vanno oltre la questione ambientale. Oltre 100.000 persone, principalmente agricoltori, sono state sfollate per permettere la realizzazione dell’oleodotto. Molti di loro, tra cui uno dei ricorrenti, affermano di non aver ricevuto un risarcimento adeguato per le terre perdute.

Samuel Abidimba, uno dei ricorrenti, ha dichiarato: “Ho perso il 42% della mia terra e non sono stato adeguatamente compensato. Non sono riuscito a trovare un altro terreno con i soldi che mi sono stati dati per coltivare e nutrire la mia famiglia.” Sebbene l’Uganda abbia adottato legislazioni climatiche che offrono protezione legale contro i danni ambientali, l’EACOP non ha ancora affrontato azioni legali nel paese. Setzer ha ipotizzato che questa situazione potrebbe essere legata al clima politico del paese: molti oppositori del progetto segnalano intimidazioni e pressioni.


Un aspetto preoccupante è che attivisti ambientalisti sono stati fermati e arrestati per aver protestato contro il progetto. Nonostante gli avvertimenti sulle conseguenze ambientali e sociali, EACOP dovrebbe iniziare le operazioni nel 2027, con una produzione prevista dai campi petroliferi che durerà circa 20 anni. La questione rimane aperta, con la comunità internazionale che osserva con attenzione gli sviluppi legali e le reazioni del governo ugandese.

È fondamentale che vengano rispettati i diritti delle persone direttamente colpite da progetti di questo tipo e che si ponga una seria attenzione alla protezione ambientale. Le dichiarazioni e le azioni di coloro che si oppongono all’oleodotto evidenziano il crescente bisogno di una giustizia ambientale e sociale che sia equa e inclusiva. Per ulteriori dettagli e aggiornamenti su questa situazione, è possibile consultare le fonti ufficiali come Avaaz e i rapporti della London School of Economics.

Fonti:

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Luigi Salemi: