L’Unione Europea prepara un intervento mirato sugli affitti brevi, con l’obiettivo di bilanciare il turismo con la disponibilità di alloggi per residenti. La parola d’ordine è proporzionalità: niente divieti generali sugli affitti turistici, ma la possibilità per Stati e Comuni di adottare misure mirate nei quartieri più sotto pressione abitativa. L’Europa punta così a contenere l’effetto distorsivo delle locazioni turistiche sul mercato immobiliare, senza penalizzare il settore turistico e la crescita economica che ne deriva.
Quartieri sotto stress e strumenti locali
Il fulcro della futura normativa sarà l’individuazione delle cosiddette aree sotto stress abitativo, dove la pressione turistica incide maggiormente sull’offerta di case. In alcune zone particolarmente attrattive, le locazioni brevi possono rappresentare fino a un quinto dello stock abitativo, soprattutto nei centri storici delle grandi città europee.
Sarà responsabilità dei Comuni, con maggiori certezze giuridiche, decidere le misure più appropriate. Tra gli strumenti possibili figurano limiti sul numero di notti affittabili all’anno e la modulazione dell’uso degli immobili per favorire studenti o residenti nei mesi non turistici. Bruxelles, però, non imporrà regole uniformi: la normativa europea servirà solo da quadro di riferimento, lasciando agli enti locali la scelta degli strumenti più efficaci.
Distinzione tra host professionali e non professionali
Un punto centrale sarà la distinzione tra chi affitta in modo professionale e chi lo fa per integrare il reddito. Questo permetterà di riequilibrare la concorrenza con il settore alberghiero tradizionale e rafforzare la tutela dei consumatori, in termini di sicurezza e responsabilità degli operatori.
Piano casa europeo e misure complementari
Oltre alla regolazione degli affitti brevi, il Piano casa europeo prevede misure più ampie per aumentare l’offerta abitativa a prezzi accessibili nelle aree sotto pressione. Gli strumenti includeranno procedure semplificate per permessi di costruire o varianti urbanistiche, favorendo interventi sia sulla domanda sia sull’offerta.
Il quadro sarà completato dal regolamento europeo già approvato nel 2024, che entrerà in vigore nel 2026. Tra le novità: regole comuni sull’identificazione degli immobili e obblighi di condivisione dei dati da parte delle piattaforme online, per consentire un monitoraggio più efficace da parte delle autorità nazionali e locali, anche dal punto di vista fiscale.
In sintesi, Bruxelles sceglie un approccio flessibile e proporzionato, capace di difendere il diritto alla casa dei residenti senza penalizzare la vitalità del settore turistico, dando ai Comuni strumenti concreti per gestire il fenomeno degli affitti brevi in modo mirato.