Abusi sul lavoro e pesca illegale nella pesca del calamaro del Pacifico in Cina.

Abusi sul Lavoro e Pesca Illegale nel Settore del Calamaro Gigante

Un nuovo rapporto dell’Environmental Justice Foundation (EJF), un’organizzazione non governativa con sede nel Regno Unito, mette in luce gravi abusi nel settore della pesca del calamaro gigante (Dosidicus gigas) nell’Oceano Pacifico sud-orientale. Attraverso interviste a 81 pescatori, per lo più marinai indonesiani che hanno lavorato su 60 pescherecci cinesi tra il 2021 e il 2025, il rapporto documenta frequenti violazioni dei diritti dei lavoratori, tra cui indicatori di lavoro forzato come definiti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Il rapporto è stato divulgato a pochi giorni dalla riunione annuale della Commissione della South Pacific Regional Fishery Management Organisation (SPRFMO), il corpo intergovernativo responsabile della gestione della pesca nella regione. Le testimonianze dei pescatori rivelano pratiche dannose comuni, come la finning di squali, la caccia mirata a mammiferi marini e la partecipazione a episodi di pesca illegale all’interno delle zone economiche esclusive di Ecuador, Perù e Cile.


Un Settore in Crisi: L’Impatto Ambientale e Sociale

Non solo gli abusi sui diritti dei lavoratori emergono nel rapporto, ma anche la pesca eccessiva e le pratiche distruttive che mettono a rischio gli ecosistemi marini. I calamari giganti sono specie di fondamentale importanza commerciale, costituendo circa il 30% delle catture globali di calamari. Questi animali svolgono un ruolo cruciale nell’ecosistema marino, fungendo sia da predatori che da prede per specie come squali e delfini.

Negli ultimi anni, la flotilla cinese ha aumentato le sue operazioni in alto mare, dove la SPRFMO gestisce le risorse ittiche per il calamaro e altre specie. Dal 2016 al 2023, il numero di pescherecci destinati alla pesca del calamaro gigante è aumentato da 302 a 528, con la maggior parte di essi battente bandiera cinese.

Il rapporto EJF segnala un picco delle catture di calamaro gigante nel 2023, con un totale di 1,2 milioni di tonnellate, di cui 494.000 tonnellate da parte della flotta cinese. Tuttavia, le cifre sono calate drasticamente a 601.000 tonnellate nel 2024, sollevando preoccupazioni sulla sostenibilità a lungo termine della pesca. Queste fluttuazioni evidenziano la mancanza di limiti alle catture in acque gestite dalla SPRFMO.


Le condizioni di lavoro sui pescherecci sono descritte come disastrose. Il rapporto evidenza casi di abusi fisici, minacce e modalità di lavoro che rientrano nello schema del lavoro forzato. Molti dei pescatori intervistati hanno riportato il rifiuto di ricevere salari o benefici, oltre alla ritenzione dei loro documenti personali, come i passaporti.

Per fare un esempio, un pescatore indonesiano ha raccontato di un collega che, a causa di una malattia, non era stato autorizzato a lasciare la nave e aveva successivamente perso la vita in mare. Altri hanno descritto come gli abusi siano diventati una norma quotidiana, con salari non pagati e turni di lavoro estremamente lunghi che mettono in pericolo la loro vita.

Le immagini e i video confermano gran parte delle testimonianze raccolte, mostrando la cattura di squali e mammiferi marini, molte delle quali avvengono in modo non intenzionale ma spesso anche deliberato. Un pescatore ha riferito di aver visto l’ingegnere capo della nave arpionare intenti “quasi 50” foche per ottenere i loro canini.


Il rapporto invita quindi i paesi membri della SPRFMO a adottare misure più rigorose per la gestione della pesca del calamaro gigante. Un’alleanza di 50 organizzazioni, che include anche gruppi di pescatori e ONG, ha firmato una lettera chiedendo una gestione più sostenibile e un approccio di precauzione per tutelare la risorsa e le comunità che dipendono dalla pesca artigianale.

Le proposte presentate prevedono l’implementazione di limiti di cattura, l’istituzione di zone di protezione e procedure di controllo più rigorose per l’accesso ai porti. Queste misure potrebbero aiutare a migliorare le condizioni di vita e di lavoro a bordo dei pescherecci e a rafforzare la tracciabilità della catena di approvvigionamento.

La situazione attuale richiede un intervento urgente da parte delle autorità internazionali per ridurre gli abusi e proteggere l’ecosistema marino. Una gestione più efficace delle risorse ittiche non solo garantirebbe la sostenibilità della pesca, ma anche il benessere dei lavoratori coinvolti.


Fonti ufficiali:

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Luigi Salemi: