A sette anni dal disastro della diga, l’industria mineraria in Brasile si riprende.

Il Riapertura del Cantiere Minerario a Brumadinho e i Rischi per la Comunità

Sette anni dopo il crollo di una diga contenente fanghi minerari a Brumadinho, nel sud-est del Brasile, che ha provocato la morte di 272 persone, il colosso minerario Vale e il suo partner Itaminas hanno ripreso le operazioni nello stesso complesso minerario. La riapertura del sito minerario Jangada rappresenta una minaccia per la sicurezza idrica della comunità locale, poiché potrebbe abbassare la falda acquifera e compromettere le sorgenti che forniscono acqua a centinaia di famiglie nella zona rurale di Brumadinho.

I residenti, i familiari delle vittime e le organizzazioni della società civile hanno segnalato la mancanza di informazioni sui rischi ambientali che persistono in un territorio segnato da uno dei disastri minerari più gravi della storia brasiliana. Questo malessere ambientale si traduce in preoccupazioni concrete riguardo l’accesso all’acqua potabile, una risorsa fondamentale per la vita quotidiana.


La Comunità Rurale di Jangada e la Lotta per l’Acqua

Nel comune di Jangada, in Minas Gerais, l’acqua che serve le famiglie locali proviene da sorgenti situate direttamente nell’area. Lorraine Nascimento, una residente, evidenzia con orgoglio in un video su YouTube come “l’acqua ci appartiene”. Più di trent’anni fa, senza alcun aiuto da parte dell’ente idrico statale Copasa, i residenti hanno realizzato un sistema per raccogliere e distribuire l’acqua delle sorgenti. Oggi, il sistema è gestito autonomamente da un’associazione comunitaria che rifornisce centinaia di famiglie nel distretto rurale di Casa Branca.

Cátia Patrocinia Cruz Maia, insegnante e membro dell’associazione, ricorda un tempo in cui i residenti si affidavano a un ruscello per le loro necessità idriche. La crescita della comunità ha aumentato la domanda di acqua potabile e, di conseguenza, grazie all’impegno di suo padre e dei vicini, è stato costruito un sistema di tubature per soddisfare questa esigenza.


Oggi, comunque, l’acqua di Jangada è a rischio a causa delle operazioni della Vale nelle vicinanze. Il 25 gennaio 2019, la compagnia fu coinvolta in uno dei peggiori disastri ambientali della storia del Brasile, quando una diga presso la miniera Córrego do Feijão crollò, liberando 10 milioni di metri cubi di fango nel fiume Paraopeba e causando la morte di 272 persone.

La miniera Córrego do Feijão fa parte del complesso Paraopeba, dove Vale gestisce anche la miniera Jangada, in collaborazione con Itaminas. Nel 2025, Vale e Itaminas hanno riaperto la miniera Jangada, situata a meno di 2 km dalle sorgenti che riforniscono la comunità. I critici avvertono che l’espansione della zona mineraria potrebbe abbassare la falda acquifera compromettendo la sicurezza idrica dell’intera regione.

Oggi, Cátia esprime le sue preoccupazioni: “Siamo stati sorpresi dalla riapertura della miniera Jangada, avvenuta senza alcuna consultazione con la comunità”. La diminuzione dell’acqua negli ultimi anni è stata significativa e ci preoccupiamo che la situazione possa ulteriormente deteriorarsi, lasciando tutta la comunità senza acqua. Attualmente, lottiamo per la sicurezza idrica”.


La licenza ambientale per l’espansione del sito minerario Jangada è stata rilasciata nel 2018 dal Dipartimento Ambientale di Minas Gerais (Semad), lo stesso ente che aveva autorizzato il funzionamento della diga Córrego do Feijão prima del suo crollo. Le due miniere hanno ricevuto una licenza congiunta, a causa della loro vicinanza, ma questa è stata rilasciata solo 45 giorni prima del disastro.

Dopo l’incidente, la licenza fu sospesa, ma nel 2025 il governo statale la ristabilì, assegnandola a Itaminas. La Vale continua a mantenere i diritti di sfruttamento della miniera, ma di fatto le operazioni sono condotte da entrambe le aziende.

Nel gennaio di quest’anno, le organizzazioni della società civile e i familiari delle vittime del crollo della diga hanno tenuto una serie di manifestazioni per richiedere risarcimenti e far emergere i rischi legati alla riapertura della miniera Jangada. “Abbiamo percorso 8 chilometri chiedendo che Vale e Itaminas lascino in pace le nostre acque”, afferma Carolina de Moura, una residente di Jangada.


Da cinque anni, Carolina partecipa alle riunioni annuali degli azionisti di Vale per mettere in guardia sui potenziali rischi per la sicurezza idrica arrecati dalla ripresa delle operazioni minerarie. Lei è parte degli “azionisti critici”, una strategia di resistenza organizzata più di un decennio fa. Durante l’incontro del 2025, Carolina ha sottolineato come l’area della miniera Jangada faccia parte di un territorio noto come il Quadrilatero Ferrifero, sottoposto a rischio critico di stress idrico.

La Vale, tramite una lettera inviata a Carolina, ha dichiarato che tutte le operazioni vengono precedute da studi idrogeologici dettagliati. Questo è un tentativo di rassicurare la comunità e dimostrare che le sorgenti sono continue e in buona salute, ma la popolazione rimane scettica e accusa la compagnia di non rispettare gli standard di sicurezza.

In risposta alle preoccupazioni della comunità, i membri dell’associazione Jangada, insieme a diverse organizzazioni locali, hanno avviato una petizione chiedendo, tra le altre cose, la chiusura permanente dei siti minerari Jangada e Córrego do Feijão, oltre alla cancellazione delle licenze da parte del governo federale.

Le manifestazioni in corso e la questione della sicurezza idrica rimangono quindi al centro del dibattito, mentre la comunità continua a combattere per la salvaguardia delle proprie risorse vitali.


Fonti Ufficiali:

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Luigi Salemi: