A 48 anni dall’omicidio di Peppino Impastato, Palermo ricorda il giornalista ucciso dalla mafia

Quarantotto anni fa, nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, la mafia assassinava Giuseppe Impastato, il giovane attivista e giornalista di Cinisi diventato simbolo della lotta contro Cosa nostra.

Peppino Impastato, nato il 5 gennaio 1948 in una famiglia legata agli ambienti mafiosi, scelse sin da giovane di rompere con quel sistema, trasformando la denuncia pubblica e l’impegno culturale in strumenti di opposizione al potere criminale.

Attraverso Radio Aut, l’emittente libera fondata insieme a un gruppo di amici, Impastato denunciò apertamente traffici, affari e connivenze mafiose, prendendo di mira soprattutto il boss Gaetano Badalamenti.
Una voce scomoda che Cosa nostra decise di spegnere. Il suo corpo venne trovato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, dove la mafia tentò di simulare un attentato dinamitardo. Per anni si parlò persino di suicidio.

La lunga strada verso la verità

Solo nel maggio del 1984 l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo riconobbe ufficialmente la matrice mafiosa del delitto. La sentenza, firmata da Antonino Caponnetto, arrivò sulla base del lavoro avviato dal giudice istruttore Rocco Chinnici, assassinato dalla mafia nel 1983.

La verità giudiziaria sarebbe arrivata molti anni dopo. Il 5 marzo 2001 la Corte d’Assise condannò Vito Palazzolo a trent’anni di carcere come esecutore materiale dell’omicidio. L’11 aprile 2002 anche Gaetano Badalamenti venne riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo.

Lagalla: “Il suo esempio parla ancora ai giovani”


Nel giorno dell’anniversario, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha ricordato la figura di Impastato sottolineando il valore civile della sua testimonianza.
“Peppino è stato un uomo che ha avuto il coraggio di rompere il silenzio in una terra in cui parlare aveva un prezzo altissimo – ha dichiarato –. Lo ha fatto con intelligenza, ironia e radicale libertà”.

Lagalla ha evidenziato anche il tentativo di delegittimare la memoria del giovane attivista dopo il delitto, sottolineando come “la battaglia contro la mafia passi anche dalla difesa della verità e della memoria”.
Secondo il sindaco, l’eredità di Impastato resta particolarmente attuale per le nuove generazioni: “Ci insegna che la libertà non è un fatto astratto, ma una scelta concreta e quotidiana che richiede responsabilità e rifiuto dell’indifferenza”.

Cracolici: “Le sue battaglie hanno cambiato la Sicilia”


Anche il presidente della Commissione regionale Antimafia Antonello Cracolici ha ricordato il ruolo storico di Peppino Impastato nella presa di coscienza collettiva sul fenomeno mafioso.
“L’omicidio di Peppino ha contribuito a cambiare l’approccio dell’opinione pubblica e dello Stato nei confronti della mafia, la cui esistenza veniva negata”, ha affermato.

Cracolici ha però lanciato anche un monito sul presente, richiamando l’attenzione sul ritorno della violenza armata nelle città siciliane e sulla continuità generazionale di alcune famiglie mafiose.
“Riconosciamo gli stessi nomi e cognomi di ieri – ha detto – figli e nipoti che perpetuano una continuità di sangue che rappresenta il pilastro della cultura mafiosa”.
A quasi mezzo secolo dalla sua uccisione, la figura di Peppino Impastato continua così a rappresentare uno dei simboli più forti della resistenza civile contro la mafia e della difesa della libertà di parola in Sicilia.

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