Trasporti in Sicilia, Anav lancia l’allarme: «Mancano i fondi per il rinnovo dei contratti»

Trasporti in Sicilia, Anav lancia l’allarme: «Mancano i fondi per il rinnovo dei contratti»

Contratto autoferrotranvieri 2024-2026, Graffagnini (Anav Sicilia): “Ancora nessuna copertura per i maggiori costi a carico delle aziende, il presidente Schifani intervenga sul Governo nazionale, servono risposte concrete”

 

“Le aziende di trasporto pubblico locale che lavorano in Sicilia non dispongono delle necessarie risorse per far fronte ai maggiori costi contrattuali, con una situazione che rischia di determinare una penalizzazione economica e competitiva rispetto alle imprese operanti nelle regioni a statuto ordinario”. Lo dice Antonio Graffagnini, presidente di Anav Sicilia che sottolinea come “la questione delle coperture degli oneri derivanti dal rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro degli autoferrotranvieri per il triennio 2024-2026, da mesi, sia rimasta ancora irrisolta”.

La problematica riguarda anche le aziende del Friuli-Venezia Giulia. Infatti, per le imprese di entrambe le regioni, non è attualmente previsto alcun contributo da parte dello Stato o delle rispettive amministrazioni regionali, in ragione dell’assenza di un adeguato sistema di compartecipazione al gettito dell’accisa sui carburanti che consenta di assicurare i fondi legati agli oneri derivanti dal rinnovo contrattuale.

La situazione appare ancora più critica alla luce degli impegni formalmente assunti in sede istituzionale che non hanno avuto atti consequenziali: sono, infatti, tre i verbali sottoscritti, rispettivamente il 20 marzo 2025, il 21 gennaio 2026 e il 4 giugno 2026, dal vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Edoardo Rixi, dalle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori firmatarie del contratto nazionale di lavoro e dalle associazioni datoriali Agens, Anav e Asstra, anch’esse firmatarie del contratto.

In queste occasioni, il vice ministro Rixi aveva assunto, e successivamente confermato, l’impegno del Governo nazionale a garantire anche alle aziende operanti nelle Regioni a statuto speciale, e dunque in Sicilia e Friuli-Venezia Giulia, le risorse necessarie al finanziamento dei maggiori oneri.

Nonostante gli impegni presi e i successivi confronti istituzionali, a oggi non è stato ancora adottato un provvedimento normativo in grado di dare concreta attuazione a quanto concordato, lasciando le imprese interessate prive di un’adeguata copertura finanziaria.

“Torniamo a chiedere al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, di intervenire con determinazione nei confronti del Governo nazionale, già da subito, affinché all’interno di questa legge di bilancio – afferma Graffagnini – venga finalmente data attuazione agli impegni assunti dal vice ministro Rixi. Non è accettabile che le aziende siciliane, pur essendo firmatarie dello stesso contratto collettivo nazionale e dovendo sostenere i medesimi incrementi del costo del lavoro, siano escluse dalle misure di sostegno riconosciute alle imprese delle altre regioni. Questa disparità di trattamento – sottolinea Graffagnini – deve essere superata al più presto. Occorre un intervento normativo specifico e adeguato che garantisca le risorse necessarie anche alle aziende siciliane e del Friuli-Venezia Giulia, assicurando condizioni di equità e parità di trattamento su tutto il territorio nazionale”.

Anav Sicilia sottolinea che “non si tratta di rivendicare un trattamento di favore, ma di ottenere il riconoscimento di un diritto sostanziale alla parità di condizioni tra imprese che operano nel medesimo settore, applicano lo stesso contratto nazionale e sono chiamate ad affrontare gli stessi aumenti dei costi del personale. È indispensabile che il Governo nazionale individui, con un apposito intervento legislativo, una soluzione strutturale per finanziare gli oneri contrattuali anche per le aziende di trasporto delle regioni a statuto speciale.

“Il trasporto pubblico locale siciliano – conclude Graffagnini – non può essere penalizzato da un vuoto normativo che finisce per scaricare interamente sulle imprese il costo di un rinnovo contrattuale nazionale, compromettendo l’equilibrio economico delle aziende e le condizioni di equità del mercato”.

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