Inceneritori di Catania e Palermo: l’appello delle associazioni all’Assessore Regionale all’Ambiente
roppe incongruenze, anomalie, superficialità e approssimazione stanno caratterizzando la valutazione dei progetti per i due inceneritori di Catania e Palermo. Si tratta di impianti che mettono a rischio la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e le tasche delle famiglie siciliane.
Secondo le associazioni, nel corso delle sedute delle Conferenze dei Servizi per l’istruttoria del PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), sono emerse gravi lacune documentali e rilevanti criticità procedurali e progettuali. Tali elementi mettono in discussione non solo la possibilità di proseguire ordinatamente l’iter autorizzativo, ma la stessa fattibilità tecnica e gestionale degli inceneritori, con pesanti ricadute sul piano della salute pubblica e della tutela ambientale.
Dall’analisi tecnica degli elaborati dedicati ai due impianti gemelli (ciascuno con una capacità di 300.000 tonnellate/anno) emergono vulnerabilità ingegneristiche e limiti tecnologici insuperabili. I progetti evidenziano gravi criticità nell’autosufficienza del circuito idrico, un’insufficiente resa di combustione ed energetica, oltre alla totale assenza sul territorio di impianti idonei a gestire i residui e i reflui pericolosi generati.
In particolare, le associazioni sottolineano come in Conferenza dei Servizi non risultassero acquisiti diversi documenti essenziali per la procedibilità dell’iter VIA-AIA-AU.
Rimane ancora indefinito il quadro dei rifiuti in ingresso: l’individuazione dei codici EER, le quantità, le caratteristiche e le provenienze dei rifiuti ammessi al trattamento. Tale individuazione non costituisce un dettaglio amministrativo, ma rappresenta un presupposto essenziale per valutare correttamente il funzionamento dell’impianto, le emissioni, i residui prodotti e gli impatti ambientali complessivi.
Particolarmente preoccupante è l’assenza di analisi e approfondimenti fondamentali sugli impatti sulla salute pubblica, carenze evidenziate dalle stesse pubbliche amministrazioni: è il caso dell’Area delle Politiche Ambientali del Comune di Palermo, la cui analisi suona come una sonora bocciatura del progetto, pur sfociando poi in una formula d’esito contraddittoria e acquiescente.
I rilievi riguardano, innanzitutto, l’inadeguata localizzazione dell’inceneritore presso la piattaforma di Bellolampo, in difformità da quanto previsto dal PRGRU (che indicava le aree industriali come sedi idonee). Il traffico indotto dai mezzi pesanti provenienti da ben quattro province (Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta) aggraverà l’inquinamento in un’area già a rischio di procedura d’infrazione europea per il superamento dei limiti di biossido di azoto. A ciò si aggiunge che i modelli utilizzati dai progettisti per calcolare la dispersione degli inquinanti atmosferici sono stati declassati ad “alternativi” dalle linee guida internazionali dell’EPA.
Tra le criticità più delicate e pericolose sollevate dal Comune figura inoltre la scelta di reimmettere il percolato concentrato (trattato con osmosi inversa) nel corpo della discarica esistente, la quale tra l’altro non è destinata ai rifiuti pericolosi. Questa operazione rischia di compromettere la stabilità geotecnica del sito e di favorire l’accumulo di inquinanti pericolosi come metalli pesanti, PFAS e diossine.
Ed ancora, la sottovalutazione, condivisa anche dagli enti gestori delle riserve limotrofi all’area di impianto, di una circostanza oggettiva ed ineludibile che le emissioni dell’impianto investono in pieno la ZSC che è posta a pochi metri dall’inceneritore, e dell’analisi delle condizioni ambientali ex ante e dell’aggravamento per la realizzazione dell’inceneritore, essendo scontato che in un’area degradata i criteri per nuovi interventi per alcuni aspetti devono essere più stringenti e rigorosi rispetto ad un’area non manomessa.
Un altro elemento determinante per la sicurezza dell’impianto è contenuto nella nota del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Palermo, che ha evidenziato la totale assenza della valutazione del rischio di esplosione (ATEX), la quale dovrà considerare sia il gas metano impiegato sia le atmosfere esplosive generate dalle polveri combustibili. I Vigili del Fuoco hanno inoltre chiesto di verificare l’assoggettabilità dell’impianto alla normativa sui rischi di incidenti rilevanti (D.Lgs. 105/2015 – Seveso III) in relazione ai quantitativi e alle sostanze presenti.
Altrettanto critiche sono le carenze relative agli studi e alla verificabilità degli impatti sanitari e ambientali dell’inceneritore di Catania. Sebbene dagli stessi elaborati emerga come certo il superamento della soglia di accettabilità del rischio cumulativo — considerando sia il livello di fondo dell’area sia il contributo del nuovo impianto — sui recettori residenziali, non risultano valutazioni sulle interferenze con il vicino aeroporto di Fontanarossa, sulle emissioni degli aeromobili o sulla loro interazione con il quadro emissivo complessivo.
Viene infine definita inaccettabile la decisione di stravolgere nottetempo il quadro pianificatorio e regolamentare, modificando il Piano Paesaggistico di Catania ed eliminando il vincolo di tutela 3 che impediva la realizzazione dell’impianto. Il tutto è avvenuto attraverso una procedura anomala, in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali si è sostituito, con un atto abnorme, all’Osservatorio del Paesaggio, organismo tecnico-scientifico multidisciplinare preposto a tali decisioni.
«Non siamo di fronte a semplici approfondimenti istruttori», denunciano le associazioni, «ma alla mancanza di documentazione essenziale e a modifiche e integrazioni che incidono sulla struttura stessa del progetto. Le gravi lacune documentali, i limiti tecnologici legati alla caratterizzazione dei rifiuti e delle ceneri e le criticità ambientali e sanitarie evidenziate dagli stessi enti di controllo confermano quanto denunciamo sin dalla prima previsione degli inceneritori nel Piano Regionale dei Rifiuti. Si tratta di una scelta sbagliata e di impianti insostenibili sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico».
Per tutte queste ragioni, le associazioni chiedono formalmente all’Assessorato Regionale dell’Ambiente di sospendere le Conferenze dei Servizi sugli inceneritori di Catania e Palermo e di ritirare le proposte progettuali. Qualora la Regione decidesse di proseguire nell’iter, le associazioni chiedono di indire immediatamente un’inchiesta pubblica ai sensi dell’art. 27-bis del D.Lgs. 152/2006, per garantire un effettivo confronto democratico e un rigoroso approfondimento tecnico.
Per le associazioni
Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, Lipu Sicilia, Associazione idrotecnica Italiana- Sicilia orientale, Cgil Sicilia, Arci Sicilia, Federconsumatori Sicilia, Italia Nostra Sicilia,
