Maxi blitz antimafia: colpita rete finanziaria costruita in 40 anni di narcotraffico
Un patrimonio immenso accumulato in oltre quarant’anni di traffici internazionali di droga, riciclato attraverso società estere, resort di lusso, conti bancari e investimenti finanziari disseminati tra Europa e paradisi fiscali. È il cuore della vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo ed eseguita dalla Guardia di Finanza, che ha portato al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro, riconducibili a un sistema economico criminale legato a Cosa Nostra trapanese e al boss Matteo Messina Denaro.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo ha disposto anche la custodia cautelare in carcere per tre persone. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni tra Malaga, in Spagna, e Campobello di Mazara, nel Trapanese, con il coinvolgimento di oltre 150 finanzieri impegnati anche all’estero in collaborazione con le forze di polizia internazionali.
L’operazione è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa al comando provinciale della Guardia di Finanza di Palermo alla presenza del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, del procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, dell’aggiunto Vito Di Giorgio, del generale Domenico Napolitano e del colonnello Carlo Pappalardo, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria.
Per le attività investigative sono stati impiegati mezzi aerei, droni, termo scanner per individuare intercapedini nascoste e specialisti informatici incaricati di rintracciare wallet digitali e criptovalute.
Le indagini partite da Andorra e il legame con Cosa Nostra
L’inchiesta nasce da una segnalazione proveniente dalle autorità del Principato di Andorra relativa a una donna originaria di Campobello di Mazara con ingenti disponibilità economiche nel Paese. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di accertare il legame della donna con un narcotrafficante di alto profilo criminale, già condannato in più occasioni e ritenuto vicino a Cosa Nostra.
Determinanti si sono rivelate le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che hanno ricostruito il flusso di denaro derivante dai traffici di stupefacenti e destinato sistematicamente al mandamento mafioso di Castelvetrano e al suo vertice, Matteo Messina Denaro.
Da qui l’ipotesi investigativa che i fondi custoditi ad Andorra fossero in realtà il frutto del narcotraffico internazionale sviluppato dalla mafia trapanese fin dagli anni Ottanta. Le indagini si sono quindi estese a numerosi Paesi europei ed extraeuropei, grazie alla collaborazione instaurata con Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco, Libano e altri Stati attraverso la rete internazionale della Guardia di Finanza.
In Spagna, in particolare, le attività sono state sviluppate insieme alla Policia Nacional, anche attraverso intercettazioni effettuate tramite Ordine europeo di indagine.
Resort di lusso, società offshore e milioni nascosti all’estero
Gli investigatori hanno ricostruito un sistema sofisticato di riciclaggio internazionale. I capitali illeciti sarebbero stati progressivamente reinvestiti nell’economia legale attraverso strumenti finanziari, holding e società schermo localizzate soprattutto in Spagna, Gibilterra, Isole Cayman, Monaco e Libano.
Sono state individuate otto società estere: cinque in Spagna, due a Gibilterra e una alle Isole Cayman, utilizzate prevalentemente per investimenti immobiliari e gestione patrimoniale.
Le Fiamme Gialle hanno sequestrato rapporti bancari e portafogli titoli per circa 12,5 milioni di euro, oltre a quote azionarie di rilevantissimo valore all’interno di un istituto di credito libanese.
Tra gli asset individuati figurano anche oltre 12 chili di lingotti d’oro e 22 immobili di pregio, molti dei quali resort di lusso situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banus, alcune delle località più esclusive della Costa del Sol spagnola.
Secondo gli inquirenti, il patrimonio sarebbe stato gestito nel tempo dalla moglie del narcotrafficante e soprattutto dal figlio, entrambi destinatari della misura cautelare in carcere.
Melillo: “Colpita la capacità di riorganizzazione di Cosa Nostra”
Nel corso della conferenza stampa il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha definito l’operazione “di grande importanza strategica”.
«Non si tratta soltanto di sottrarre a Cosa Nostra una parte significativa delle ricchezze accumulate in decenni di traffici illegali – ha spiegato – ma anche di ostacolare il tentativo dell’organizzazione mafiosa di ricostruire una struttura unitaria e onnicomprensiva come quella del passato».
Secondo Melillo, le ricchezze occultate rappresentavano una garanzia di equilibrio interno tra le diverse componenti mafiose. «Sottrarre queste risorse – ha aggiunto – significa continuare quel processo di disarticolazione necessario per impedire la formazione di strutture nuovamente capaci di proiettare su scala globale la forza intimidatrice di Cosa Nostra».
De Lucia: “L’aggressione ai patrimoni resta centrale”
Sulla stessa linea il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, che ha ribadito il valore strategico dell’aggressione patrimoniale.
«Abbiamo sempre sostenuto che uno dei pilastri del contrasto a Cosa Nostra sia proprio il sequestro dei patrimoni mafiosi – ha dichiarato – e riteniamo di avere individuato una parte importante degli investimenti effettuati all’estero nel corso dei decenni».
Pappalardo: “Indagine di straordinaria complessità”
Il colonnello Carlo Pappalardo ha evidenziato l’eccezionale livello tecnico dell’inchiesta.
«Si è trattato di un’indagine di straordinaria complessità, sviluppata grazie a una collaborazione avanzata con numerosi Paesi europei ed extraeuropei», ha spiegato. «Abbiamo seguito le tracce di capitali che dagli anni Ottanta si sono mossi tra Monaco, Andorra, Spagna, Svizzera, Lussemburgo e Isole Cayman, fino a ricostruire gli assetti patrimoniali oggi sequestrati».
Meloni e Giorgetti: “Duro colpo alla mafia”
Soddisfazione per l’operazione è stata espressa anche dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
In una nota congiunta hanno parlato di «ennesimo duro colpo assestato alla mafia» e si sono congratulati con la Guardia di Finanza per il coordinamento internazionale dell’operazione.
Il Governo ha inoltre annunciato che le liquidità sequestrate potranno essere destinate già dal prossimo anno al rafforzamento della sicurezza pubblica e dei presìdi delle forze di polizia, in particolare nelle stazioni ferroviarie.
