Nepal propone un parco per i tigri problematici a fronte di crescenti conflitti.

Nepal propone un parco per i tigri problematici a fronte di crescenti conflitti.

Creazione di un Parco per Tigri Problematiche in Nepal

Il governo nepalese ha avanzato la proposta di realizzare un parco dedicato alle “tigri problematiche”, ovvero quegli esemplari coinvolti in incidenti mortali con l’uomo. Questa iniziativa mira a spostare i grandi felini da centri di detenzione attualmente sovraffollati a una nuova struttura di 50 ettari, prevista nel bosco di Durganar–Tikauli, situato nelle vicinanze del Parco Nazionale di Chitwan, come riportato da Mongabay attraverso il giornalista Abhaya Raj Joshi e il contributore Mukesh Pokhrel.

Il conservazionismo delle tigri in Nepal ha mostrato risultati positivi. Infatti, la popolazione di tigri del Bengala (Panthera tigris), attualmente in pericolo di estinzione, è aumentata da 121 esemplari nel 2009 a 355 nel 2022. Tuttavia, l’aumento della popolazione di tigri ha portato anche a un incremento dei conflitti tra umani e felini. Secondo i dati governativi, tra il 2019 e il 2023, sono state registrate 38 vittime in attacchi da parte di tigri e 15 felini sono stati catturati e portati in centri di detenzione temporanei.


Sfide Economiche e Finanziamento del Nuovo Parco

Hari Bhadra Acharya, ecologo senior del Dipartimento dei Parchi Nazionali e della Conservazione della Fauna Selvatica, ha dichiarato: “Attualmente, spendiamo circa 1,5 milioni di rupie [circa 10.000 dollari] all’anno per ogni tigre in cattività, anche minimizzando il cibo”. Acharya presiede il comitato incaricato di esplorare il progetto del nuovo parco.

Secondo le previsioni, il nuovo parco potrebbe finanziarsi autonomamente, utilizzando i proventi turistici derivanti dalla vendita dei biglietti per coprire i costi legati al cibo e alle cure veterinarie. Questo approccio permetterebbe alle tigri di vivere in ambienti in cui possono muoversi liberamente e nascondersi tra l’erba alta, piuttosto che essere costrette in “gabbie anguste”.

Le ricerche indicano che solo una piccola parte della popolazione di tigri del Nepal entra in conflitto con gli esseri umani. Un studio del 2017 condotto da Babu Ram Lamichhane ha rivelato che meno del 5% delle tigri fotografate con trappole fotografiche sono state coinvolte in conflitti. Questi esemplari sono spesso tigri transitorie senza territorio o animali fisicamente compromessi che faticano a cacciare prede selvatiche e si dirigono verso cibi più facili come il bestiame nei pressi dei villaggi.


Critiche e Alternative al Progetto

Il progetto del nuovo parco ha suscitato resistenze significative. Lamichhane sostiene che, sia che una tigre venga trattenuta in un centro di detenzione o in un parco più ampio, essa sarà comunque rimossa dal suo habitat naturale e mantenuta sotto controllo umano permanente. Affidarsi ai ricavi turistici rappresenta anche un rischio, secondo Hari Sharma, professore di zoologia presso l’Università Tribhuvan di Kathmandu. Già durante il periodo di pandemia da COVID, lo zoo di Kathmandu non è riuscito a nutrire i propri felini a causa della mancanza di entrate.

I critici del parco per tigri sostengono che non esiste attualmente un modello di gestione dei tigri semi-cattivi su scala così ampia, suggerendo che il progetto possa trasformarsi in un’iniziativa costosa e insostenibile. In alternativa, si sta valutando la creazione di sistemi di allerta precoce per un monitoraggio più efficace delle tigri ad alto rischio o l’idea più controversa di abbattere gli animali problematici. Sebbene l’eutanasia di tali tigri sia consentita dalla legge nepalese, uno studio recente ha evidenziato che linee guida specifiche per questa pratica non sono state ancora formulate dal governo.

Per approfondire la questione delle tigri in Nepal, possono essere consultate fonti ufficiali come il Department of National Parks and Wildlife Conservation e report di organizzazioni dedicate alla preservazione della fauna selvatica.

Per ulteriori informazioni, puoi leggere la storia completa di Abhaya Raj Joshi e Mukesh Pokhrel qui: Mongabay Articolo.

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