A Scenario Pubblico si è concluso FOMO, intervista al coreografo Fernando Roldan

A Scenario Pubblico si è concluso FOMO, intervista al coreografo Fernando Roldan

Fernando Roldan

Si è concluso con un ottimo riscontro di pubblico FOMO, acronimo di Fear of Missing Out, la paura di restare esclusi. La nuova creazione di Roberto Zappalà per la Compagnia Zappalàdanza2, presentata in tre repliche presso Scenario Pubblico e conclusasi lo scorso 27 febbraio. Zappalà continua a interrogare la metamorfosi dell’umano mediante un dispositivo di danza contemporanea che intreccia corpo, suono e maschera che indaga il fragile equilibrio tra bisogno di appartenenza e solitudine sociale.

Al centro di FOMO (l’insostenibile pesantezza dell’essere) emerge la sensazione di esclusione non come semplice stato emotivo, ma come forma esistenziale diffusa. La maschera diventa condizione necessaria dell’apparire: non solo protezione, ma interfaccia tra individuo e mondo. Ogni corpo in scena sembra oscillare tra esposizione e ritiro, tra desiderio di riconoscimento e impulso alla sottrazione. La danza si configura così come linguaggio critico capace di restituire la complessità delle ossessioni contemporanee.

Il lavoro si inserisce nel più ampio percorso di ricerca Instrument, avviato nel 2008 e oggi rielaborato in Instrument 3, nel quale Zappalà costruisce una sorta di fenomenologia dei sentimenti umani nella loro declinazione contemporanea: paranoia, ansia sociale, perdita del sé, marginalità. Stati emotivi che non vengono rappresentati in modo narrativo, ma esposti come condizioni permanenti dell’esistenza. Indossare una maschera diventa allora un gesto sociale inevitabile, ma anche un processo di progressiva reclusione: l’individuo resta intrappolato nella propria immagine, confinato nella superficie attraverso cui si rende visibile.

Al termine delle rappresentazioni abbiamo incontrato Fernando Roldan, assistente coreografo della Compagnia: “Più che da un impianto teorico, la ricerca di Zappalà nasce da un ascolto primario degli istinti emotivi, trasformati in forme sceniche artistiche, spesso percepite collettivamente ma raramente tematizzate. Grazie anche alla drammaturgia di Nello Calabrò che accompagna questa ricerca si vuole, nello spettacolo rifletterere la crisi dell’umano in un contesto di progressiva medializzazione dell’esperienza. La paura di non esserci, di non essere visibili, rivela un soggetto che percepisce la propria precarietà. La maschera scenica diventa metafora di una trasformazione più vasta: l’identità che si avvicina sempre più vicino al transumano, la presenza corporea appare insufficiente, mentre la soggettività si frammenta tra proiezioni e simulazioni”.

“Il palcoscenico diventa così spazio di indagine sull’essere, luogo in cui la danza non rappresenta soltanto il mondo, ma ne espone la tensione fondamentale: il desiderio di permanere e la costante minaccia di dissolversi nell’irrilevanza”, aggiunge.

Il percorso artistico prosegue il 7 e l’8 marzo con Aterballetto di Reggio Emilia, che sarà ospite da Scenario Pubblico a Catania e, a fine mese, con una nuova produzione ispirata a Romeo y Giuliet.

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