44° Anniversario uccisione Pio La Torre e Rosario Di Salvo

44° Anniversario uccisione Pio La Torre e Rosario Di Salvo

44° Anniversario uccisione Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Pio La Torre credeva nella forza della cultura, nello studio, unici strumenti per combattere la mafia

Una giornata che non ha dato spazio alle parole vuote che attengono alle passerelle, ma ha celebrato il 44° anniversario dell’uccisione di Pio la Torre e Rosario Di Salvo attraverso testimonianze dirette e riflessioni concrete. A organizzare l’evento il Centro Studi Pio La Torre che quest’anno ha riunito tutti all’Istituto “Pio La Torre” di via Nina Siciliana, uno delle scuole che partecipa al Progetto educativo antimafia, quest’anno alla sua ventesima edizione.

Massimo Mariani, prefetto di Palermo

Guardando voi ragazzi mi viene in mente che, quando appresi della notizia della morte di Pio la Torre, non ero molto più grande di voi, avevo 20 anni e credo che stavo riflettendo su quante differenze c’è tra gli anni dell’adolescenza e questi anni. Anni che è difficile descrivere, se solo pensiamo a cosa succedeva allora. Si parla tanto di emergenza, molto forte nel nostro Paese, molto utilizzata, molto inflazionata, ma allora non era emergenza, a quell’epoca era una terrificante incognita che ci portava a fare i conti con la violenza, con gli omicidi.

Difficile elaborare quando si è ancora troppo piccoli o troppo inesperti per credere, d’altra parte quello che succedeva ha segnato profondamente la mia esistenza, nel senso che mi ha posto di fronte a delle scelte ed è stato proprio di fronte a ciò che si vedeva, a ciò che accadeva in quegli anni che io ho fatto delle scelte, ho fatto un certo tipo di studi, ho deciso che tutto questo dovesse essere in qualche modo contrastato e questo è successo.

Oggi faccio parte del Ministero dell’Interno, rappresento il Governo, mi occupo di fatti di mafia da decenni e da diversi punti di vista. Dobbiamo crederci che le cose possano cambiare. Lottare contro le organizzazioni mafiosi, cercare di distruggerle, di sconfiggerle, vuol dire rendere questo Paese più giusto, più libero, più vivibile.

Franco La Torre

Grazie per permettermi di esser qui con voi, anche se l’occasione non è tra le più felici, anzi è tragica, però a me fa piacere, perché la vostra presenza, la vostra attenzione, gli sguardi che incrocio, mi danno forza, energia, mi confortano, danno un senso alle cose che faccio. In genere condivido questi momenti insieme a Tiziana di Salvo, la figlia maggiore di Rosario, ma oggi lei si trova al Parco dedicato a Rosario. Tengo a dire che Rosario viene descritto come l’autista, in certi casi il guardaspalle, ma era molto di più. Rosario guidava la macchina, perché papà non amava farlo.

Faccio un salto in avanti, è notizia di questa notte, non so se l’avete sentita, che la seconda flotta di solidarietà per la popolazione di Gaza, la Sumud Flotilla, ha avuto 22 imbarcazioni bloccate, sequestrate dalla Marina Israeliana. Ma è stato fatto nel mare di Grecia, violando tutto ciò che si può violare. Non è più tollerabile questa violazione continua, in particolare quella internazionale, quello che a noi piace chiamare un sistema di pacifiche relazioni internazionali. La scelta di questi anni è opposta, la guerra per risolvere, la violenza per risolvere.

Perché vi dico questo? Perché voglio augurarvi che, nelle prossime ore, voi giovani che siete stati protagonisti, in particolare l’anno scorso, di straordinarie manifestazioni di solidarietà verso la popolazione di Gaza, anche oggi siate i protagonisti di azioni di solidarietà pacifiche, che promuovono questa volta la Sumud Flotilla, alla quale viene impedito di portare avanti i suoi messaggi di pace. Non possiamo più essere indifferenti, perché l’indifferenza non fa altro che autorizzare chi fa della guerra e della violenza uno strumento di azione consentita, perché se non approdiamo non riusciamo neanche a disapprovare.

Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo

Vorrei partire da un giorno drammatico, il 6 settembre del 1979, quando in un’aula di Montecitorio, ancora scossa dai fatti di Palermo del giorno prima, chiede la parola il deputato Pio La Torre. Il suo è un intervento asciutto, senza retorica, parla di un debito d’onore verso un compagno vivente assassinato, quell’uomo è Cesare Terranova, che il giorno prima era stato ucciso insieme al suo collaboratore Lenin Mancuso.

La Torre ricorda il carteggio che avevano avuto su tante questioni, sui lavori della Commissione parlamentare antimafia che avevano frequentato assieme per anni. Ricorda quegli appunti, che sono quelli da cui poi prenderà corpo quella proposta di legge che nel 1980 sfocerà nella legge Rognoni La Torre. Si tratterà solo di una tappa di quella che è stata l’esperienza di impegno civile di Pio la Torre. La sua esperienza di vita indica un messaggio importantissimo a tutti voi ragazzi, perché Pio la Torre non accettava l’indifferenza di fronte alle tante ingiustizie che vivevano quotidianamente.

Francesca Rispoli, presidente di Libera

Anche quest’anno ho grande piacere di essere qui. È un programma ricco, sia quello di ieri che quello di oggi, che ci deve muoverci da tutta Italia e c’è una ragione alla base del fatto che siamo qui e cioè che l’eredità che ci ha lasciato Pio La Torre è enorme. In qualche modo, quindi, questa eredità, i tanti fronti di impegno su cui lui era impegnato, ci vede impegnati insieme a ciascuna delle nostre organizzazioni e istituzioni oggi qui presenti a gestirne un pezzettino, come se fosse un mosaico. Ciascuno di noi, poi, colloca la propria tessera per andare avanti in quello che è stato il suo impegno, prendendo questo testimone oltre 40 anni dopo.

Antonio Balsamo, Presidente della Corte D’Appello

Per la mia generazione Pio La Torre ha rappresentato studenti, intellettuali, tutta la popolazione siciliana unita in un impegno che riguardava il futuro della nostra terra. Pio la Torre è stata una di quelle persone che ha dato una spinta straordinaria all’impegno di un’intera generazione.

Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia

Quello di oggi non è soltanto un atto di memoria nei confronti di due uomini che, con il loro sacrificio, hanno contribuito a cambiare la Sicilia, portandoci a riconoscere la validità di un metodo di contrasto alle mafie. Oggi abbiamo l’obbligo di pensare a quei valori e a quel metodo per capire come combattere una mafia che torna a fare sentire la sua inquietante presenza attraverso l’uso delle armi e che condiziona attraverso la corruzione, la vita pubblica. La corruzione è la grave emergenza di oggi e la nuova sfida perché, alla luce di quanto sta succedendo, la strumentazione legislativa appare insufficiente: è evidente che alcuni pezzi dello Stato sono inermi nei confronti del metodo corruttivo.

Giuseppe Provenzano, segreteria nazionale Pd

Quando, poco più che ragazzo, aveva pochi anni più di voi, Pio La Torre cominciava a diventare Pio La Torre, portava avanti quelle lotte che lo condussero in galera, non stava combattendo contro la legge, stava combattendo per la legge, per l’attuazione della Costituzione, e questa era la grande diversità. C’erano le forze dell’ordine e pezzi di magistratura che, invece, in quella stagione, non facevano il loro dovere e abbiamo dovuto aspettare a lungo che si affermassero forze dell’ordine realmente democratiche, una magistratura fedele ai principi della Costituzione come quella che c’è oggi e che abbiamo difeso in queste settimane, che superassero quella stagione pagando anche un prezzo alto, un tributo di sangue anche in questa città. Pio La Torre credeva nello studio e una cosa che non viene mai ricordata, che è quasi commovente, è la caparbietà con cui, ormai ù uomo adulto, era già diventato deputato, volle laurearsi, volle quel pezzo di carta che lui, figlio di braccianti, non aveva potuto avere.

Gaetano Paci, procuratore Capo di Reggio Emilia

Vorrei in poche battute parlarvi intanto di un “personale” rapporto con Pio La Torre, che nasce quando avevo 18 anni, nel 1982. Erano anni di grandi idealità, avevo finito il liceo e stavo venendo qui a Palermo per fare l’università e, in questo passaggio, mi sono avvicinato al movimento pacifista che proprio dall’azione di Pio La Torre e poi dal suo susseguente omicidio avevano avuto grandissima presa, soprattutto su tanti giovani. Ritenni giusto in quel momento impegnarmi in prima persona per quel poco che potevo, avevo appena 18 anni, venivo da un paese del profondo sud della provincia di Agrigento, quindi immaginate un po’ la fatica per arrivare a Palermo per fare gli studi universitari. Ricordo che, assieme a tante persone, in particolare una splendida Luciana Castellina, ci prendevano gli idranti della polizia che impedivano agli operai di entrare all’interno. A me la cosa che più ha lasciato un segno fortissimo è che Pio La Torre è stato capace di esprimere una visione assolutamente controcorrente rispetto all’establishment politico dominante, persino il suo stesso establishment politico.

Vito Lo Monaco, presidente emerito del Centro Pio La Torre

La mafia non è un residuo che sopravvive, se è stragista diventa poi invece più affarista, spara meno ma corrompe di più. Su questo dobbiamo approfondire la storia. Le nuove generazioni, che il Centro Pio Torre da 21 anni segue attraverso il Progetto educativo antimafia, vanno educate attraverso l’impegno. Ora, ragazzi, tocca a voi, dopo essere toccato a noi giovani adulti un po’ cresciuti. Abbiamo fatto la nostra parte, naturalmente la faremo fino a quando lo sceglieremo, però dovete essere voi a sconfiggere e cancellare le mafie non solo da Palermo, dalla Sicilia o dall’Italia, ma dal mondo

Emilio Miceli, presidente del Centro Studi Pio La Torre

Prendo un impegno che, nella prossima sessione del Progetto educativo antimafia proveremo a parlare di questi ultimi 80 anni di storia del nostro Paese e della Sicilia, proprio perché raccogliamo tanti bisogni. Abbiamo l’esigenza di ricostruire il perché delle cose e dobbiamo spiegare il perché l’Italia è l’unico Paese in Europa ad aver conosciuto ininterrottamente la strage e l’omicidio come un’arma di lotta politica. Non è successo da nessuna parte, solo in Italia. Da Portella della Ginestra in poi è una lunga sequela di morti innocenti siciliani e italiani, qualche volta perché colpiti da un terrorismo nero, qualche altra volta da un privatismo rosso e qualche altra volta, anzi tante volte in Sicilia e in Italia stessa, dall’organizzazione mafiosa.

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