Usura e autoriciclaggio con metodo mafioso a Caltanissetta

I Carabinieri di Caltanissetta hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) locale, nei confronti di due persone già detenute e ora formalmente indagate per usura e autoriciclaggio aggravati dal metodo mafioso. Il provvedimento prevede anche il sequestro preventivo di beni riconducibili agli indagati.

Accuse pesanti e tassi usurari altissimi


Secondo l’accusa, i due indagati avrebbero concesso un prestito di 35mila euro a un imprenditore edile, applicando un tasso d’interesse usurario pari al 140% annuo. Tale imposizione avrebbe portato la vittima a pagare oltre 120mila euro nel tentativo di restituire il debito, generando un pesantissimo danno finanziario.

Il reato di usura aggravata dal metodo mafioso si configura quando tassi estorsivi così elevati vengono imposti con l’uso o la minaccia di metodi riconducibili all’organizzazione criminale, che sfrutta così il controllo e la pressione sulla vittima oltre che sul territorio.

Custodia cautelare notificata in carcere

Il provvedimento cautelare è stato notificato in carcere, dove i due si trovavano già detenuti a seguito di una condanna in primo grado per estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa ai danni di un altro imprenditore della provincia nissena.

L’indagine su usura e autoriciclaggio, avviata nel novembre 2023, prende spunto proprio da quella più ampia che aveva portato alla prima condanna per estorsione.

Accusa di autoriciclaggio e fatture fittizie


Oltre al reato di usura, l’accusa contesta ai due anche quello di autoriciclaggio, collegato alle modalità con cui i sospetti avrebbero cercato di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa delle somme di denaro.

In particolare, secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero emesso una fattura da circa 12.000 euro per forniture e servizi mai eseguiti, allo scopo di mascherare parte dei flussi finanziari legati all’attività usuraria e occultarne l’origine illecita.

Indagine collegata alla precedente attività di contrasto

L’azione investigativa prosegue un filone di indagine già coordinato dalla locale Dda che, con le stesse accuse di metodo mafioso, aveva portato alla condanna dei due nel procedimento originario. Il collegamento tra usura, estorsione e dinamiche criminali radicate è uno dei punti centrali per comprendere l’azione repressiva delle procure distrettuali antimafia, che da anni cercano di contrastare gli effetti economici e sociali delle infiltrazioni mafiose in attività imprenditoriali e di credito.

Informativa interdittiva antimafia e possibile rischio di infiltrazioni


Le indagini hanno inoltre portato, nelle scorse settimane, all’emissione da parte della Prefettura di Caltanissetta di un’informazione interdittiva antimafia nei confronti di una ditta operante nel settore dell’igiene ambientale. Tale provvedimento è scattato perché i soci dell’azienda sono legati da vincoli di parentela acquisita con uno degli indagati coinvolti nell’ordinanza cautelare, configurando un possibile rischio di infiltrazioni mafiose in attività imprenditoriali.

Le misure interdittive antimafia sono strumenti amministrativi previsti dall’articolo 67 del decreto legislativo n. 159/2011, finalizzati proprio a prevenire condizionamenti delle organizzazioni criminali su contratti pubblici e attività economiche.

Un quadro di criminalità economica

Questo nuovo sviluppo investigativo conferma come, nella provincia di Caltanissetta e in diverse aree della Sicilia, la criminalità organizzata non si limiti più alla pressione estorsiva tradizionale, ma integri pratiche finanziarie e usura nei confronti di imprenditori in difficoltà, spesso con un tentativo di mascherare i proventi attraverso relazioni commerciali fittizie o operazioni contabili artificiose.

Il contrasto a questi fenomeni è affidato alla stretta collaborazione tra le Forze dell’Ordine e le procure distrettuali antimafia, che utilizzano strumenti investigativi e cautelari per rompere i meccanismi di ricatto economico e di penetrazione nel tessuto imprenditoriale locale.

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