Tragedia di Pasqua nel Mediterraneo: decine di dispersi al largo della Libia

l timore è che si sia consumata l’ennesima tragedia nel Mediterraneo centrale, proprio nel giorno di Pasqua. Un barcone partito nella notte tra venerdì e sabato da Tajoura, sulla costa libica, si è capovolto dopo circa 15 ore di navigazione. A bordo, secondo le testimonianze dei superstiti, viaggiavano tra le 105 e le 120 persone.

Al momento si contano 32 sopravvissuti e due vittime recuperate, mentre tra i 70 e gli 80 migranti risultano dispersi in mare. I naufraghi, per lo più provenienti da Pakistan, Bangladesh ed Egitto, sono stati trovati in acque internazionali dopo che l’imbarcazione di legno, lunga circa 12-15 metri, ha imbarcato acqua fino a ribaltarsi.

I soccorsi e il trasferimento a Lampedusa


Le operazioni di salvataggio sono state coordinate dalla Guardia costiera italiana nell’area Sar libica. Fondamentale anche l’intervento di alcuni mercantili presenti nella zona, tra cui la Saavedra Tide e la Ievoli Grey, che hanno lanciato zattere di salvataggio e recuperato i superstiti.

Alle 8:55 di questa mattina, la nave Ievoli Grey ha trasbordato 32 persone e due salme sulla motovedetta CP327, che ha poi raggiunto il porto di Lampedusa. I sopravvissuti, tra cui un minore non accompagnato, sono stati accolti nell’hotspot dell’isola dopo i primi controlli sanitari. Molti di loro sono in forte stato di shock, dopo ore trascorse in mare aggrappati ai resti dell’imbarcazione.

Le immagini del disastro e l’allarme dall’alto


A documentare la tragedia sono state anche le immagini aeree. L’aereo Seabird 2 della ong Sea-Watch, impegnato nel monitoraggio del Mediterraneo centrale, ha individuato l’imbarcazione rovesciata con persone in acqua e alcuni corpi senza vita.

L’allarme era stato inizialmente lanciato da un velivolo della Marina militare francese che sorvolava la zona. Quando i soccorritori sono arrivati, diversi migranti erano già dispersi e altri si aggrappavano disperatamente allo scafo capovolto.Secondo quanto riportato da Save the Children, dal 2014 sono quasi 34.500 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Solo nel 2026 le vittime superano già quota 800, tra cui molti minori: oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni.

Numeri che continuano a raccontare una crisi umanitaria senza soluzione, in cui ogni traversata può trasformarsi in una tragedia.

Un altro salvataggio: 44 migranti sulla piattaforma Didon

Sempre nei giorni scorsi, un altro intervento ha riguardato 44 migranti soccorsi dalla nave Aurora della ong Sea-Watch. Il gruppo si era rifugiato sulla piattaforma petrolifera abbandonata Didon per sfuggire a una tempesta.

Tra loro otto donne, una incinta, e tre bambini, trovati in condizioni estreme, senza cibo né acqua. L’imbarcazione di soccorso aveva inizialmente ricevuto l’indicazione di dirigersi verso Porto Empedocle, ma ha chiesto di poter attraccare a Lampedusa per mancanza di carburante.

Le accuse delle ong: “Abbandonati a sé stessi”


I volontari di Sea-Watch hanno denunciato la mancanza di interventi tempestivi da parte degli Stati europei. Secondo l’organizzazione, nonostante un’allerta specifica lanciata da Alarm Phone, i migranti sarebbero rimasti senza assistenza per lungo tempo.

«Si sono rifugiati su quella piattaforma per sopravvivere alla tempesta — spiegano — ma si sono ritrovati in condizioni drammatiche». Una denuncia che riaccende il dibattito sulla gestione dei soccorsi e sulle responsabilità nel Mediterraneo centrale.

La tragedia avvenuta al largo della Libia riporta ancora una volta l’attenzione sul dramma delle migrazioni via mare. In un giorno simbolo di speranza, il Mediterraneo si conferma teatro di una crisi che continua a mietere vittime, mentre centinaia di persone affrontano viaggi disperati alla ricerca di un futuro migliore.

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