Tra traffico dati e microtransazioni: l’impatto energetico e la sfida dei data center

Tra traffico dati e microtransazioni: l’impatto energetico e la sfida dei data center

L’economia digitale cresce anche grazie agli oltre 200 data center che popolano ormai il nostro stivale da Nord a Sud. Si tratta di una realtà non più così invisibile, che infatti ha acceso un dibattito particolarmente caldo sul tema della sostenibilità soprattutto nel territorio statunitense.

Il problema non è solo la perdita del suolo adibita all’accoglienza dei data center, ma anche l’enorme quantità di acqua necessaria ad alimentare i sistemi di raffreddamento. E se ciò non basta, si aggiunge un consumo energetico che a lungo andare potrebbe restituire un conto salato da pagare.

Negli Stati Uniti l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha stimato che nel 2024 gli Stati Uniti hanno rappresentato circa il 45% dei consumi elettrici mondiali dei data center. A livello mondiale il consumo è stato di 415 terawattora di elettricità e il dato continua ad essere in crescita.

È pur vero che grazie a questi enormi depositi di server possiamo chattare, inviare e-mail e gestire pagamenti istantanei. Oggi il traffico dati è più attivo che mai e sono sempre di più le imprese, anche più piccole, che si affidano alle infrastrutture di cloud computing, con server operativi h24. Negli ultimi anni poi l’integrazione sempre più massiccia di sistemi di intelligenza artificiale ha richiesto una potenza di calcolo maggiore.

Il traffico globale continua a crescere soprattutto attraverso le imprese fintech, che promuovono microtransazioni e contactless. Ogni volta che paghiamo un caffè inneschiamo passaggi bancari e protocolli di sicurezza. Anche l’intrattenimento digitale incentiva gli acquisti online con lo sblocco delle skin. Si aggiunge chi sceglie di vivere i passatempi di un tempo nella dimensione digitale, optando ad esempio per il bingo online anziché quello tradizionale.

Dalla piccola transazione fino ai grandi pagamenti, il flusso di dati oltre ad essere ampio è anche incessante e richiede un consumo di risorse naturali sempre più imponente. A fronte di tutto questo, si attende un cambio di passo radicale, che forse può partire da una maggiore sensibilizzazione sull’argomento per arrivare all’introduzione di una regolamentazione: una governance che nel ripensare il rapporto costi-benefici tuteli anche la salute dell’ambiente e di chi lo abita.

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