Strage di via D’Amelio, De Luca risponde: “Nessun stop alle indagini sulla pista nera”

Che cosa significa davvero la recente sentenza della Corte di Cassazione sulle indagini della strage di via D’Amelio? Molti si sono chiesti se il dispositivo che ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Caltanissetta possa indicare una frenata o un rilancio nell’approfondimento di una delle pagine più dolorose della storia italiana. La questione, tutt’altro che scontata, merita un chiarimento che vada oltre le semplificazioni e le strumentalizzazioni mediatiche.

Il Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ha voluto intervenire per fare chiarezza su alcuni punti fondamentali, soprattutto in relazione alla cosiddetta “pista nera”, ovvero l’ipotesi di coinvolgimento di ambienti extra-mafia nella strage che costò la vita al giudice Borsellino e alla sua scorta.

La sentenza della Cassazione e il ricorso respinto

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura contro un provvedimento della Gip Graziella Luparello, che aveva disposto ulteriori indagini nell’ambito di un procedimento a carico di ignoti per la strage di via D’Amelio. Questo dispositivo ha suscitato un certo clamore, alimentando voci secondo cui la Procura di Caltanissetta non avrebbe voluto approfondire alcuni filoni, in particolare la pista nera.

Il Procuratore De Luca smentisce categoricamente questa lettura. “L’affermazione che siano state imposte nuove indagini che la Procura non voleva svolgere è totalmente destituita di fondamento”, spiega. Anzi, De Luca ricorda come la Procura abbia già escluso, davanti alla Commissione Antimafia, la rilevanza di alcune ipotesi riguardanti Stefano Delle Chiaie, legate alle stragi di Capaci e via D’Amelio, e abbia fornito ampio materiale agli organi competenti.

La Gip Luparello, dal canto suo, non ha ordinato nuovi accertamenti su questo filone, se non per verificare un’ipotesi di falso materiale risalente al 1992, che però il Procuratore ritiene infondata e già archiviata da un altro giudice. La confusione attorno a questo punto nasce anche da una mancata comunicazione chiara e da un fraintendimento che ha alimentato sospetti non sostenuti dai fatti.

La “pista nera” tra indagini e pregiudizi

Il tema della pista nera è a lungo rimasto avvolto nel mistero e nell’ombra, spesso oggetto di speculazioni più che di accertamenti concreti. De Luca sottolinea che le indagini su questo fronte sono in corso da tempo e che la Procura di Caltanissetta ha presentato richieste di archiviazione relative a filoni investigativi diversi, tra cui anche quello riguardante mafia e appalti, già riconosciuto da sentenze irrevocabili come una concausa delle stragi.

Il Procuratore ribadisce che la coesistenza di più responsabilità – mafiose e non – è una realtà giudiziaria che non può essere ridotta a semplificazioni. “Non si tratta di roba da poco”, afferma, riferendosi ai gravi elementi emersi che indicano un possibile concorso di soggetti estranei a Cosa Nostra nelle stragi. Questo approccio è stato sostenuto anche nelle requisitorie di processi importanti e confermato da sentenze di appello, a dimostrazione di una complessità che sfugge a chi cerca risposte semplici.

Chi sostiene che la Procura non voglia approfondire la pista nera o non sia adeguatamente informato sulla vicenda, avverte De Luca, o non conosce i fatti o mente deliberatamente. L’attenzione resta alta, anche in vista della motivazione completa della Cassazione, che dovrà valutare questioni tecniche complesse, come la competenza di due Gip sullo stesso fatto e la tutela del diritto di difesa.

Tra proceduralità e verità: il difficile equilibrio delle indagini sulla strage

Un aspetto meno noto ma cruciale riguarda le implicazioni proceduralistiche della sentenza e il loro impatto sulle indagini. La mancata archiviazione del procedimento a carico di ignoti, avviato nel 2017, rischia di danneggiare l’efficacia investigativa, perché rende accessibile il materiale probatorio alle parti, costringendo a nuovi procedimenti per tutelare il segreto istruttorio.

De Luca spiega inoltre che molte delle indagini richieste dal Gip Luparello, soprattutto quelle riguardanti Paolo Bellini, sono già state svolte o risultano impossibili per la morte di testimoni chiave. Tuttavia, l’Ufficio ha anticipato le richieste di delega investigativa ancor prima della decisione della Cassazione, dimostrando una volontà chiara di proseguire nel lavoro.

In un contesto così delicato, emerge un quadro di grande complessità: da un lato, la necessità di rispettare le garanzie giuridiche e la correttezza procedurale; dall’altro, l’urgenza di fare luce su fatti che scuotono ancora la coscienza civile nazionale. Il gruppo di lavoro guidato da De Luca rivendica con orgoglio il ruolo svolto in questi anni, rompendo un silenzio lungo decenni e offrendo elementi concreti su vicende “scomode” e stratificate.

Questa vicenda ci ricorda quanto la ricerca della verità sia spesso un percorso tortuoso, che richiede pazienza, rigore e coraggio. Continuerà a essere così, qualunque sia il prezzo da pagare.

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