Sicilia a rischio frane: il 90% dei Comuni ha aree pericolose per la popolazione

La Sicilia si conferma una delle regioni italiane più fragili dal punto di vista idrogeologico. Secondo i dati ufficiali, decine di territori sono pronti a cedere, come è accaduto recentemente a Niscemi, dove il centro storico è stato parzialmente inghiottito da una frana. I numeri parlano chiaro: il 90% dei 391 Comuni siciliani presenta almeno un’area classificata R4, il massimo indice di rischio per la popolazione. Non sempre queste aree sono vaste come quella nissena, ma la pericolosità resta alta anche in territori più piccoli o marginali.

L’allarme non riguarda solo le zone rurali o isolate: città come Palermo contano migliaia di abitanti e centinaia di edifici costruiti su aree a rischio frana, a conferma che il dissesto idrogeologico è una minaccia concreta anche per i centri urbani densamente popolati. Il quadro diventa ancora più allarmante se si considera che negli ultimi anni eventi eccezionali, come il ciclone Harry o le precipitazioni intense del 2024, hanno aumentato la vulnerabilità di pendii e colline già compromessi.

Dati Ispra e criticità diffuse


L’ultimo rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico (2024) evidenzia che tra il 1116 e il 2024 la Sicilia ha registrato 36.507 frane, con una media di circa 40 eventi all’anno negli ultimi 900 anni. Complessivamente, l’8,4% del territorio siciliano, pari a 580 km², è classificato a rischio molto elevato. Se si includono anche alluvioni ed erosioni costiere, ben 350 Comuni risultano ad alto rischio di dissesto. Rispetto al precedente rapporto del 2018, la percentuale dei territori a rischio è cresciuta del 20,2%, un incremento che segnala una progressiva fragilità del territorio.

Gli episodi recenti dimostrano quanto siano reali queste cifre: nelle Madonie, a Collesano, è crollato un costone roccioso in contrada Pigno; ad Agrigento, due frane hanno interessato la zona sopra la via Panoramica dei Templi e la falesia del Caos, luogo della casa natale di Pirandello. Sempre nella provincia di Agrigento, alcune colline hanno ceduto a pochi metri da edifici storici e aree archeologiche, evidenziando il rischio per il patrimonio culturale e turistico dell’Isola.

A Palermo, la situazione non è meno critica. Via Re Manfredi, alla Zisa, ha visto il crollo parziale di un muro che separava la strada dall’orto di Danisinni, formando una profonda voragine. Monte Pellegrino e Monte Gallo sono zone “osservate speciali”: le frane di maggio e novembre del 2015 hanno ricordato quanto possano essere pericolosi i cedimenti in aree urbane densamente abitate.

Prevenzione e interventi urgenti


Gli esperti sottolineano che la prevenzione rimane lo strumento più efficace per salvaguardare vite e beni: «Per ogni euro speso in prevenzione se ne risparmiano 100 in danni», afferma Paolo Mozzicato, presidente dell’Ordine dei geologi in Sicilia. Tuttavia, la realtà è che gli interventi preventivi sono insufficienti e spesso arrivano solo dopo il verificarsi di frane o crolli.

Secondo Claudio Lombardo di Mareamico, associazione ambientalista attiva nel monitoraggio del territorio, la causa principale dei cedimenti non è solo la naturale fragilità del suolo, ma anche la mancata regimentazione delle acque: «Il dissesto idrogeologico aggredisce le colline e le falesie dall’alto, minando la stabilità delle costruzioni e accelerando i cedimenti», spiega Lombardo.

Le autorità locali e regionali sono quindi chiamate a una strategia organica, che comprenda interventi strutturali, monitoraggio costante e ricostruzione di sistemi di drenaggio e consolidamento. Senza misure preventive adeguate, si rischia che fenomeni come quello di Niscemi possano ripetersi in altre città dell’Isola, mettendo in pericolo vite umane, edifici storici e infrastrutture.

In questo contesto, la collaborazione tra istituzioni, geologi, associazioni ambientaliste e cittadini diventa fondamentale per ridurre il rischio e garantire la sicurezza delle comunità. La Sicilia, terra ricca di storia e bellezza naturale, rischia infatti di pagare un prezzo altissimo se la prevenzione rimarrà trascurata.

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