I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Palermo hanno eseguito, nei giorni scorsi, un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo di 58.212,34 euro nei confronti di due coniugi residenti nel Palermitano, indagati per truffa aggravata finalizzata al conseguimento illecito di erogazioni pubbliche.
Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Termini Imerese, al termine di un’attività investigativa delegata dalla Procura della Repubblica.
La finta impresa agricola
Le indagini, condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Bagheria, hanno fatto emergere un articolato sistema fraudolento messo in atto dalla coppia, originaria di Piana degli Albanesi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due avrebbero aperto una partita IVA nel settore agricolo intestata alla moglie e, successivamente, trasformato in modo fittizio un’altra ditta, già appartenente al marito ma ormai inattiva, in un’impresa agricola operativa.
L’obiettivo era quello di ottenere contributi finanziati dal Fondo Europeo Agricolo di Garanzia, destinati a sostenere l’innovazione e la crescita del comparto agricolo.
Contratti falsi e fondi incassati
In realtà, i coniugi non avrebbero mai svolto un’effettiva attività di coltivazione. Per dimostrare falsamente la propria idoneità a ricevere i contributi, avrebbero prodotto contratti di affitto di terreni risultati intestati a terze persone.
Documenti falsi che sono stati presentati all’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, l’ente responsabile dei pagamenti, per ottenere l’accesso alle risorse pubbliche.
Tra il 2022 e il 2023, la coppia sarebbe riuscita a incassare regolarmente i fondi sui propri conti correnti. Le somme, secondo quanto emerso, sono state poi prelevate e trasferite in pochi giorni tramite bonifici e operazioni in contanti.
Il sequestro e il recupero delle somme
Il sequestro preventivo disposto dall’autorità giudiziaria consente ora di recuperare integralmente le risorse percepite illegalmente. L’operazione ha riguardato inizialmente il denaro presente sui conti correnti e nella disponibilità diretta degli indagati, estendendosi successivamente anche a beni mobili e immobili a loro intestati.
L’obiettivo è quello di garantire la restituzione delle somme allo Stato e all’Unione Europea. L’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Guardia di Finanza nella lotta alle frodi ai danni del bilancio pubblico. Contrastare l’illecita percezione di fondi nazionali ed europei rappresenta un passaggio fondamentale per assicurare un utilizzo trasparente ed efficiente delle risorse.
Finanziamenti che, come sottolineano le autorità, sono destinati a sostenere categorie realmente meritevoli, come gli agricoltori che operano nel rispetto delle regole e contribuiscono allo sviluppo del territorio.