Nel quadro delle attività coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, finalizzate all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati dai sodalizi mafiosi, la Guardia di Finanza ha eseguito un imponente sequestro di prevenzione ai danni di beni riconducibili a Fabio Lanzafame, già collaboratore di giustizia. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, è il risultato di un’articolata operazione condotta con il supporto del Comando Provinciale di Gorizia, dell’Autorità giudiziaria rumena e dell’Agenzia Eurojust.
Un colpo ai patrimoni illeciti della criminalità organizzata
Le misure hanno riguardato un vasto complesso patrimoniale – società, immobili, conti correnti, disponibilità finanziarie – localizzati in Italia (Catania, Siracusa, Gorizia) e in Romania (Bucarest e Pitesti), per un valore complessivo superiore ai 40 milioni di euro. Il sequestro rappresenta il punto di arrivo di un’intensa attività investigativa avviata nell’ambito delle operazioni “Revolution Bet” e “Crypto”, che hanno evidenziato la pericolosità sociale di Lanzafame e il suo ruolo di facilitatore nell’infiltrazione dei clan mafiosi nel settore del gioco illegale online.
Il ruolo di Lanzafame tra clan, tecnologia e riciclaggio
Dalle indagini è emerso che Lanzafame – fermo restando il principio di presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva – è stato condannato nel 2020 e nel 2022 a complessivi sette anni di reclusione per associazione a delinquere, truffa aggravata, esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, con aggravante mafiosa.
I giudici hanno riconosciuto un suo contributo determinante ai clan Santapaola-Ercolano e Cappello-Bonaccorsi, pur senza un inserimento formale. Lanzafame avrebbe infatti messo a disposizione competenze tecniche e una rete informatica complessa per la gestione di sistemi di scommesse online clandestine, garantendo ai clan una percentuale degli introiti e facilitando la loro espansione nel mercato del “gaming” illegale.
Le investigazioni più recenti hanno inoltre svelato condotte finalizzate al riciclaggio tramite criptovalute, alla creazione di società fittizie e all’intestazione simulata di attività e immobili a terzi, nel tentativo di occultare il reale patrimonio accumulato.
L’elenco dei beni sequestrati
Il provvedimento di sequestro ha colpito 20 attività commerciali (12 in Italia e 8 all’estero) e 89 immobili situati tra Catania, Siracusa, Gorizia, Bucarest e Pitesti.
Tra i beni di maggior pregio figurano:
- Una porzione di palazzo storico a Ortigia, nel cuore di Siracusa, a pochi passi da Piazza Duomo.
- Una palazzina neoclassica di 900 mq a Pitesti, Romania.
- Una villetta signorile di 280 mq con giardino, nello stesso centro urbano.
Sono state inoltre sequestrate due autovetture, venti conti bancari e somme in contanti.
Per l’amministrazione dell’ingente patrimonio è stato immediatamente nominato un amministratore giudiziario. L’operazione rappresenta un passaggio cruciale nella strategia di contrasto alla criminalità organizzata, mirata a recidere i canali finanziari dei clan e a proteggere il tessuto imprenditoriale sano da tentativi sempre più insidiosi di infiltrazione mafiosa.