Sciopero dei tir in Sicilia, protesta senza fine: porto di Palermo ancora bloccato. A Vittoria agricoltura in ginocchio
La protesta degli autotrasportatori siciliani continua a creare pesanti disagi, nonostante l’accordo raggiunto con il governo e la decisione di revocare il fermo dei camion dopo una settimana di mobilitazione. Il settore resta diviso e una parte dei manifestanti ha scelto di proseguire la protesta, mantenendo attivo il presidio davanti al varco Santa Lucia del porto di Palermo. Intanto, le conseguenze del blocco continuano a colpire il comparto agricolo e commerciale dell’Isola, con il mercato ortofrutticolo di Vittoria ancora paralizzato e numerose aziende in difficoltà.
L’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha portato allo stanziamento di risorse per quasi un miliardo di euro, risultato che ha spinto il Comitato trasportatori siciliani a interrompere lo sciopero. Una decisione che, tuttavia, non ha convinto tutti. A Palermo un gruppo di autotrasportatori continua a presidiare l’area portuale, contestando i contenuti dell’intesa e chiedendo interventi più incisivi contro l’aumento dei costi del carburante e delle attività di trasporto.
A guidare la contestazione è Vincenzo Tedesco, che annuncia la volontà di mantenere il presidio almeno fino al prossimo martedì, quando è previsto un nuovo confronto con Salvini. «Rimarremo qui almeno fino a martedì prossimo. Non possiamo accontentarci di somme che già ci spettavano di diritto, il governo deve fare un passo in avanti, altrimenti continueremo a oltranza», afferma Tedesco, criticando apertamente la scelta del Comitato di sospendere la mobilitazione. Secondo i manifestanti, infatti, le misure concordate rischierebbero di favorire soprattutto le grandi imprese, lasciando irrisolti i problemi economici dei piccoli autotrasportatori.
Sulla stessa linea Giuseppe Ferrara, che richiama l’attenzione sul caro carburante e sull’aumento generalizzato dei costi. «Ancora i prezzi sono elevatissimi, per non parlare del caro vita che distrugge tutti. Dobbiamo continuare ad indignarci e finché non avremo risposte concrete non ci muoveremo da qui. È finito il tempo delle promesse».
Di tutt’altro avviso il coordinatore del Comitato trasportatori siciliani, Salvatore Bella, che prende le distanze dai presidi ancora attivi. Bella sottolinea come il Comitato abbia scelto modalità di protesta differenti, senza organizzare blocchi, e rivendica i risultati ottenuti nel confronto con il governo sul costo del gasolio e dei collegamenti marittimi. Secondo il coordinatore, le richieste avanzate dalla rappresentanza degli autotrasportatori hanno trovato accoglimento, mentre le difficoltà di alcune imprese nell’accesso ai contributi non possono essere attribuite al Comitato.
Nel capoluogo siciliano si registrano intanto i primi segnali di normalizzazione. In via Oreto, dove nei giorni scorsi erano rimasti parcheggiati oltre cento mezzi pesanti, il piazzale è stato liberato. Diversa la situazione nell’area portuale, dove il presidio continua, seppure con un numero inferiore di partecipanti rispetto all’inizio della mobilitazione. Alla manifestazione si sono uniti anche alcuni studenti del liceo nautico Gioeni-Trabia, intervenuti per esprimere solidarietà agli autotrasportatori e richiamare l’attenzione sulle condizioni degli edifici scolastici.
Le ripercussioni più preoccupanti riguardano però l’economia agricola siciliana. Al mercato ortofrutticolo di Palermo gli operatori commerciali hanno dovuto affrontare le conseguenze delle difficoltà di accesso, mentre a Vittoria l’attività non è ancora ripartita. I box del mercato sono rimasti vuoti e l’impossibilità di programmare regolarmente le spedizioni sta mettendo in crisi l’intera filiera produttiva.
Il mercato ortofrutticolo di Vittoria, tra i più importanti d’Europa, rappresenta uno snodo fondamentale per la distribuzione dei prodotti agricoli siciliani verso il Nord Italia. Il protrarsi delle difficoltà nei trasporti sta però spingendo diversi acquirenti a rivolgersi ai mercati esteri. Pomodori, melanzane e altre produzioni locali rischiano così di perdere spazio nella grande distribuzione a vantaggio delle merci provenienti da Spagna, Turchia, Albania e Olanda.
A lanciare l’allarme è il sindaco di Vittoria, Francesco Aiello: «L’agricoltura siciliana rischia di andare al collasso». Una preoccupazione condivisa dagli operatori del settore, alle prese con contratti sospesi e raccolti che rischiano di rimanere nei campi. «I prodotti agricoli non vengono raccolti. Molti contratti con i produttori siciliani sono sospesi. I grandi mercati del Nord preferiscono approvvigionarsi altrove, dove non ci sono rischi di blocchi dei trasporti», spiega l’intermediario di vendita Filippo Giombarresi.
La Sicilia si trova dunque davanti a una situazione ancora incerta. Da una parte l’accordo con il governo ha consentito la ripresa delle attività per una parte degli autotrasportatori, dall’altra la prosecuzione dei presidi continua a ostacolare il ritorno alla normalità. Il prossimo incontro ministeriale potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per chiudere definitivamente la vertenza, mentre agricoltori e commercianti temono che ogni ulteriore giornata di difficoltà possa aggravare le perdite economiche e compromettere i rapporti con i mercati nazionali.
