Schifani incassa la fiducia di Tajani, il centrosinistra scende in piazza e chiede le dimissioni

Il segretario nazionale di Forza Italia conferma l’apprezzamento per il lavoro del governatore siciliano, soprattutto per il risanamento dei conti pubblici. A Palermo la protesta del campo largo contro il governo regionale: al centro della manifestazione il caso Armao e il simbolo del pendolo con le banconote finte.

Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani incassa la conferma della fiducia di Forza Italia, mentre in Sicilia cresce la pressione politica del centrosinistra, che ne chiede le dimissioni. La giornata si sviluppa su due fronti: a Roma il confronto tra il governatore e il segretario nazionale del partito, Antonio Tajani; a Palermo la manifestazione del campo largo davanti a Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione.

Nel corso dell’incontro di questa mattina, Tajani ha confermato a Schifani la fiducia e l’apprezzamento per il lavoro svolto, con particolare riferimento al risanamento dei conti pubblici siciliani. Il leader di Forza Italia lo ha inoltre invitato a proseguire il programma e l’attività di governo. A riferirlo è una nota del partito.

Il colloquio, secondo quanto si apprende, si è svolto in un clima sereno. I due hanno affrontato a lungo questioni nazionali e regionali, concordando di incontrarsi nuovamente, ma non nell’immediato.

Il faccia a faccia rappresenta un tentativo di riportare la situazione alla calma dopo le tensioni dei giorni scorsi, quando Schifani avrebbe minacciato le dimissioni nel corso di una telefonata particolarmente accesa. A provocare lo scontro erano state le dichiarazioni del commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, che aveva invocato «un cambio di passo e una proposta politica completamente nuova» per la Sicilia.

Il campo largo: “Schifani si dimetta”

Mentre a Roma il governatore cerca di ricomporre le tensioni interne al centrodestra, a Palermo le opposizioni si sono radunate davanti a Palazzo d’Orleans per chiedere la fine dell’esperienza di governo di Schifani.

«Non c’è un centrodestra buono e un centrodestra cattivo, sono tutti uguali», ha dichiarato Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle. «Giocano con le dimissioni ma tanto Schifani non si dimette, continueranno a gestire a loro piacimento milioni di euro dei siciliani».

Duro anche l’intervento di Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito democratico, che ha ironizzato sulle vicende politiche siciliane richiamando il pendolo di Foucault e trasformandolo in una metafora della situazione regionale. «Quanto emerge in questi giorni è una vergogna per il governo regionale che ha fallito. Prima si vota, meglio è», ha affermato.

Per Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, la Sicilia deve ripartire dalla questione morale. «I siciliani sono stanchi di avere al governo della Regione una squadra di indagati, arrestati e che prendono tangenti», ha dichiarato, aggiungendo che Schifani «non ha neanche idea di cosa sia» la questione morale.

Fabio Giambrone, esponente di Europa Verde-Avs, ha definito la presenza del campo largo davanti alla Presidenza un segnale importante, sostenendo che la Sicilia sia arrivata «a un punto di non ritorno».

Alla protesta hanno partecipato anche rappresentanti di Italia Viva, Possibile, Più Uno, Psi e Psdi, oltre a esponenti della società civile.

Il pendolo diventa il simbolo della protesta

Al centro della contestazione c’è anche l’inchiesta della Procura di Palermo che ha coinvolto Gaetano Armao, consulente del presidente della Regione ed ex vicepresidente della Sicilia.

L’indagine ha riportato l’attenzione su un pendolo presente nell’ufficio dell’ex presidente della Regione, nel quale, secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’avvocato avrebbe nascosto mazzette in contanti.

Proprio quell’oggetto è diventato il simbolo della mobilitazione del centrosinistra. I manifestanti ne hanno portato uno di legno davanti a Palazzo d’Orleans, riempiendolo di fac-simile di banconote da 100 euro.

La giornata restituisce così l’immagine di una Sicilia attraversata da due dinamiche contrapposte: da un lato, il tentativo del centrodestra di ricompattarsi attorno a Schifani; dall’altro, l’opposizione che punta sulle tensioni politiche e sulle vicende giudiziarie per chiedere nuove elezioni.

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