Schifani: “Governare la Sicilia è complesso, ma stiamo cambiando la macchina amministrativa”

“Governare la Sicilia non è semplice, non per mancanza di amore verso la Regione, ma per un sistema regolamentare e di selezione della classe dirigente che il presidente Renato Schifani definisce “vetusto”” Lo ha affermato a margine della cerimonia di premiazione dei giornalisti sui fondi europei, svoltasi a Palazzo d’Orleans a Palermo, tracciando un bilancio dell’azione di governo e delle riforme avviate in ambito amministrativo e parlamentare.

Secondo Schifani, uno dei principali nodi da sciogliere riguarda proprio il funzionamento della macchina regionale. Provenendo da un modello nazionale, il presidente ha spiegato di aver trovato procedure e regole non più adeguate ai tempi, che rallentano l’azione di governo. Senza entrare in polemica, ha sottolineato come l’esecutivo stia lavorando per introdurre cambiamenti strutturali, consapevole che non esistono soluzioni immediate, ma che i segnali di rinnovamento siano già visibili.

Concorsi e meritocrazia, il cambio di passo dell’amministrazione


Un primo passo concreto è stato compiuto con le recenti nomine dei direttori regionali. In quell’occasione sono state effettuate rotazioni, alcune imposte dall’Autorità nazionale anticorruzione, altre fortemente volute dal governo regionale. L’obiettivo, ha spiegato Schifani, è favorire un ricambio e preparare il terreno a una nuova classe dirigente, composta anche da funzionari che entreranno attraverso concorsi pubblici finalmente sbloccati.

Il presidente ha ricordato come, al momento del suo insediamento, la Regione fosse ferma proprio sul fronte delle assunzioni. Grazie a un accordo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stato possibile riattivare i concorsi, puntando su criteri di meritocrazia e formazione. Una scelta che, secondo Schifani, rappresenta una svolta culturale: chi è capace deve poter avanzare, mentre la selezione deve garantire qualità e competenza nella futura classe dirigente.

Il nodo del regolamento dell’Ars e la riforma annunciata


Un altro tema centrale riguarda il funzionamento dell’Assemblea regionale siciliana. Schifani ha espresso forti critiche verso il regolamento d’Aula, giudicato inadatto a consentire a un governo di operare secondo una linea chiara, come avviene a livello nazionale. Un sistema che impone continue mediazioni e che, talvolta, ha prodotto l’approvazione di norme parlamentari non sostenute direttamente dall’esecutivo.

Nonostante queste difficoltà, il governo è riuscito ad approvare le manovre finanziarie per tre anni consecutivi nei tempi previsti, evitando l’esercizio provvisorio. Un risultato importante, ottenuto però attraverso un confronto serrato in Aula e numerosi compromessi. Proprio per superare questi limiti, il presidente ha annunciato che entro il mese presenterà una bozza di modifica del regolamento dell’Ars, che includerà anche l’abolizione del voto segreto, salvo nei casi di natura etica.

La manovra di luglio e l’utilizzo delle risorse per la crescita



Guardando ai prossimi mesi, Schifani ha infine parlato della manovra finanziaria di luglio. In caso di parifica dei bilanci regionali dal 2020 al 2023 da parte della Corte dei conti, potrebbero essere liberate risorse per circa 2 miliardi e 300 milioni di euro. Il presidente ha chiarito che il governo intende concentrare questi fondi su pochi obiettivi strategici, tre o quattro grandi temi, per evitare la dispersione delle risorse.

Accanto ai fondi regionali, restano centrali anche le risorse extraregionali, come quelle europee e del Fondo sviluppo e coesione. Secondo Schifani, solo una gestione rigorosa e mirata della finanza pubblica può garantire una reale crescita e un cambiamento strutturale per la Sicilia.

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