Sanità siciliana in crisi: i medici specialisti convenzionati lanciano l’allarme
Sanità siciliana in grave difficoltà: assenza di programmazione, prevenzione fallita, risorse distribuite in modo irrazionale, strutture di qualità penalizzate. Il Presidente della Regione intervenga con urgenza.
Il Cimest (Coordinamento Intersindacale della Specialistica Territoriale) lancia un allarme serio e documentato sullo stato della sanità siciliana, che versa oggi in una condizione di evidente criticità strutturale e gestionale, con pesanti ricadute sul diritto alla salute dei cittadini.
L’attuale gestione dell’Assessorato regionale alla Salute continua a operare in assenza di una reale programmazione sanitaria, non fondata sui dati oggettivi di fabbisogno assistenziale. Non risultano adeguatamente considerati l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei soggetti fragili e cronici, né l’incremento epidemiologico di numerose patologie che determinano un crescente bisogno di prestazioni sanitarie.
A ciò si aggiunge un dato di estrema gravità: la Sicilia non ha dato concreta attuazione ai programmi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, strumenti fondamentali per ridurre l’incidenza delle malattie, contenere la spesa sanitaria e migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Fallimento delle politiche di prevenzione
In particolare, la Regione Siciliana non ha raggiunto “nessuno degli otto obiettivi strategici previsti dal Piano Nazionale della Prevenzione”, collocandosi stabilmente agli ultimi posti a livello nazionale per performance in materia di prevenzione.
Il fallimento delle politiche di prevenzione produce un effetto diretto e prevedibile: un aumento della domanda di cure, un sovraccarico dei servizi territoriali e un allungamento inaccettabile delle liste d’attesa.
Nonostante questo scenario, l’allocazione delle risorse sanitarie regionali continua a seguire criteri irrazionali e scollegati dai volumi reali di assistenza. Una quota sproporzionata delle risorse viene assegnata a soggetti che erogano una percentuale nettamente inferiore delle prestazioni, mentre le strutture che garantiscono la gran parte dell’assistenza ai cittadini operano con risorse insufficienti.
Il decreto di assegnazione del budget 2025, che avrebbe dovuto correggere tali distorsioni, ha invece introdotto criteri complessi, farraginosi e poco trasparenti per il superamento del cosiddetto metodo storico. L’esito concreto è paradossale e inaccettabile: le strutture che hanno conseguito i punteggi più elevati in termini di qualità, congruità erogativa e investimenti vengono penalizzate, mentre risultano premiate strutture con punteggi più bassi o addirittura pari a zero.
Da oltre quarant’anni le strutture della specialistica territoriale accreditata operano in Sicilia garantendo continuità assistenziale e prossimità delle cure. Esse hanno investito ingenti risorse in strutture, tecnologie, personale qualificato e formazione continua, spesso in un contesto reso sempre più critico da tariffe ferme, in particolare nel settore della riabilitazione, da oltre ventiquattro anni senza adeguamento all’indice ISTAT.
Penalizzare oggi queste strutture significa colpire il cuore dell’assistenza territoriale e compromettere ulteriormente la capacità del sistema sanitario regionale di rispondere ai bisogni di salute della popolazione.
