Per cinque giorni 44 migranti sono rimasti bloccati sulla piattaforma petrolifera abbandonata “Didon”, al largo della Libia, prima di essere finalmente soccorsi dalla nave “Aurora” di Sea-Watch, partita da Lampedusa. Tra i migranti ci sono otto donne, di cui una incinta, e tre bambini.
Secondo i volontari della Ong, i migranti si erano rifugiati sulla piattaforma per sopravvivere a una tempesta, ma si sono trovati in condizioni estremamente critiche, senza cibo né acqua. Sea-Watch denuncia che nessuno Stato europeo è intervenuto, nonostante fosse stata segnalata la situazione tramite l’allerta specifica di Alarm Phone.
Il viaggio dalla Libia
I migranti, quasi tutti di origine subsahariana, hanno raccontato di essere partiti lunedì da Zwara. Durante la traversata il loro barchino ha iniziato a cedere e, prima che affondasse, sono riusciti a trovare rifugio sulla piattaforma. Lì hanno affrontato freddo, fame e paura di essere intercettati dalle motovedette libiche, con il rischio di essere rimandati indietro.
La traversata di Sea-Watch per raggiungere la piattaforma ha richiesto cinque ore per coprire le 110 miglia che separano Lampedusa dalla “Didon”. I migranti salvati erano esausti e alcuni necessitavano di cure mediche immediate.
Tragedia a poche ore di distanza
Il salvataggio della “Didon” arriva a pochi giorni dalla tragedia del primo aprile, quando 19 persone sono morte tentando di raggiungere le coste italiane. La Guardia Costiera ha trovato i corpi su un gommone a 85 chilometri da Lampedusa: 18 uomini e una donna incinta erano ammassati tra 58 superstiti, deceduti a causa del freddo e della mancanza di carburante.
I volontari di Sea-Watch sottolineano l’urgenza di interventi tempestivi e coordinati nel Mediterraneo centrale, evidenziando come molti migranti rimangano abbandonati a sé stessi, esposti a rischi estremi durante la traversata.