Sono trascorsi 36 anni dall’assassinio del giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 lungo la strada che percorreva per raggiungere il Tribunale di Agrigento. Nel giorno dell’anniversario, la sua figura è stata ricordata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.
Livatino, originario di Canicattì, aveva 37 anni quando venne assassinato. La Chiesa ha riconosciuto il suo martirio e lo ha proclamato beato il 9 maggio 2021, rendendolo il primo magistrato nella storia della Chiesa cattolica a ricevere questo riconoscimento.
Meloni: “L’Italia non dimentica”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato a un post su X il ricordo del magistrato siciliano.
“Trentasei anni fa il giudice Rosario Livatino veniva vigliaccamente assassinato dalla mafia. Un magistrato che portava avanti il suo dovere senza compromessi, che ha difeso la giustizia e la legalità fino all’estremo sacrificio”, ha scritto Meloni.
La presidente del Consiglio ha ricordato anche la fede e la coerenza del magistrato, sottolineando come il suo esempio continui a essere associato alla difesa della legalità. “Aveva 37 anni, rimarrà per sempre un eroe grazie al suo esempio e alla sua rettitudine. L’Italia non dimentica”, ha concluso.
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ricordato la ricorrenza, definendo Livatino un magistrato che affrontò la criminalità organizzata e le sue logiche di violenza e complicità.
“Il 21 settembre 1990 il giudice Rosario Livatino fu ucciso dalla mafia lungo la strada che percorreva ogni giorno per raggiungere il Tribunale di Agrigento”, ha scritto Piantedosi, sottolineando il suo impegno per la legalità e il valore della sua testimonianza per le nuove generazioni.
Schifani: “Un’eredità morale che deve continuare a ispirare”
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha ricordato invece il magistrato come “giovane giudice siciliano e uomo delle istituzioni”, evidenziando il suo impegno nel contrasto alla criminalità organizzata e la fedeltà ai principi di giustizia e legalità.
“Livatino ha interpretato il ruolo di magistrato come una missione laica al servizio dello Stato, senza scendere mai a compromessi”, ha affermato Schifani, richiamando anche la sua profonda fede religiosa.
Il presidente della Regione ha ricordato inoltre la beatificazione del 2021, quando la Chiesa ha riconosciuto il martirio di Livatino. La cerimonia si svolse nella Cattedrale di Agrigento il 9 maggio 2021.
A 36 anni dall’assassinio, il nome di Livatino continua così a essere legato alla memoria delle vittime della criminalità organizzata e al tema della legalità. La sua vicenda è tornata recentemente anche al centro dell’attenzione televisiva con la nuova miniserie Rai “Livatino. Il giudice e i suoi assassini”, diretta da Michele Placido e dedicata agli anni dell’attività del magistrato e al contesto della mafia agrigentina.