Il tribunale di Palermo ha condannato a 10 anni di reclusione Francesco Ficano, 29 anni, ritenuto responsabile del devastante incendio che il 24 luglio 2023 colpì la Riserva naturale orientata di Capo Gallo.
Il rogo distrusse circa 650 ettari di vegetazione, causando un grave disastro ambientale in una delle aree naturalistiche più importanti del capoluogo siciliano.
Le prove: video e intercettazioni
La condanna è arrivata al termine di una lunga camera di consiglio. Fondamentali per le indagini sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza, che avrebbero ripreso il giovane mentre usciva da un residence a bordo di uno scooter con una bottiglia contenente benzina, per poi dirigersi verso la zona interessata dall’incendio.
Determinanti anche le intercettazioni effettuate dagli investigatori, sia nelle auto dei familiari sia sui telefoni cellulari. In alcuni messaggi, secondo quanto emerso in aula, l’imputato si sarebbe vantato di essere l’autore del gesto.
Le accuse e il processo
Ficano è stato riconosciuto colpevole di disastro ambientale e incendio boschivo doloso. Nel procedimento si è costituita parte civile anche la Regione Siciliana, a tutela del patrimonio ambientale danneggiato.
L’incendio del luglio 2023 aveva provocato ingenti danni all’ecosistema della riserva di Capo Gallo, un’area di grande valore naturalistico e paesaggistico, già in passato colpita da fenomeni simili.
Un colpo al patrimonio naturale
La sentenza rappresenta un punto fermo su uno degli episodi più gravi degli ultimi anni per il territorio palermitano. Il rogo aveva compromesso habitat naturali, flora e fauna, con conseguenze ambientali di lunga durata.
Il caso riaccende l’attenzione sul fenomeno degli incendi dolosi e sulla necessità di rafforzare prevenzione e controlli per tutelare le aree protette della Sicilia.