Quote di genere nei Comuni siciliani: via libera al 40% nelle giunte

L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la norma che introduce l’obbligo delle quote di genere nelle giunte comunali. La nuova legge prevede che almeno il 40% degli assessori sia composto da donne nei Comuni con più di 3 mila abitanti, allineando finalmente la Sicilia al resto d’Italia.

Una riforma attesa da anni


La norma è stata inserita nel disegno di legge sugli enti locali ed è stata approvata dopo un percorso complesso. Per anni la Sicilia era rimasta indietro rispetto alle altre regioni italiane sull’equilibrio di genere nelle amministrazioni locali.

Con questo provvedimento, l’Isola si adegua alle disposizioni già in vigore a livello nazionale, garantendo una maggiore rappresentanza femminile nelle giunte comunali.

La mobilitazione delle donne all’Ars

Nel giorno del voto, circa cinquanta donne hanno presidiato l’Assemblea Regionale Siciliana. I timori erano legati alla possibilità che, con il voto segreto, la norma potesse essere bocciata.

La scelta del voto palese ha invece favorito l’approvazione della riforma, evitando colpi di scena e rafforzando il valore politico del provvedimento.

Una partita politica complessa


L’iter della legge è stato caratterizzato da una vera e propria “partita a scacchi” tra i partiti. Accordi parziali e divisioni interne hanno reso necessario modificare il testo originario.

Le trattative hanno attraversato schieramenti diversi, dimostrando come il tema delle quote di genere abbia creato fratture trasversali nel panorama politico regionale.

L’entrata in vigore dopo le elezioni

Una delle principali modifiche, sostenuta da Fratelli d’Italia e Lega, riguarda i tempi di applicazione della norma. L’obbligo scatterà solo dopo il primo rinnovo elettorale utile.

Questo permetterà di evitare rimpasti immediati nelle giunte già in carica, che avrebbero avuto un forte impatto politico. I primi sindaci interessati saranno quelli eletti a partire dalla prossima tornata elettorale di maggio.

A Palermo, ad esempio, nel 2027 è prevista una giunta composta da quattro donne e sei uomini.

Esclusi i Comuni più piccoli


Un’altra modifica riguarda l’esclusione dei Comuni con meno di 3 mila abitanti. I sindaci dei centri più piccoli non saranno soggetti all’obbligo delle quote di genere.

Secondo i promotori della riforma, questa eccezione non altera il significato politico del provvedimento, che resta orientato a promuovere l’equilibrio di genere nelle realtà amministrative più strutturate.

La soddisfazione delle deputate

La riforma è stata rivendicata con forza dalle 15 deputate dell’Ars, che hanno sottolineato il valore storico del provvedimento.

Marianna Caronia (Noi Moderati) e Valentina Chinnici (Pd) hanno commentato:
«Le modifiche non fanno altro che introdurre in modo integrale quanto previsto a livello nazionale. La nostra battaglia è vinta».

Un passo avanti per la rappresentanza

Con l’approvazione della norma sulle quote di genere, la Sicilia compie un passo importante verso una maggiore inclusione femminile nelle istituzioni locali.

La legge rappresenta non solo un adeguamento normativo, ma anche un segnale culturale e politico, volto a rafforzare la presenza delle donne nei processi decisionali.

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