Processo Amata, la Regione non si costituisce parte civile

La mancata costituzione non preclude una futura richiesta di risarcimento in sede civile. L’assessore regionale al Turismo è imputata per un presunto patto corruttivo

La Regione siciliana non si è costituita parte civile nel processo a carico di Elvira Amata, assessore regionale al Turismo del governo guidato da Renato Schifani. All’udienza celebrata oggi davanti alla terza sezione del tribunale di Palermo non si è presentata alcuna parte civile, nonostante gli annunci delle scorse settimane sulla possibile iniziativa di Palazzo d’Orléans.

L’amministrazione regionale aveva spiegato di non avere ricevuto la notifica dell’udienza dibattimentale. Una circostanza che, tuttavia, non avrebbe impedito la costituzione: l’avviso dell’udienza preliminare era stato infatti trasmesso, ma anche in quella fase la Regione non aveva formalizzato la richiesta di partecipazione al processo come parte civile.

Dopo la mancata costituzione, Palazzo d’Orléans è intervenuto precisando che la decisione non compromette la possibilità di chiedere un eventuale risarcimento.

Palazzo d’Orléans: possibile richiesta di risarcimento

«Nell’auspicare che l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati», la Regione ha ribadito che la mancata costituzione di parte civile non pregiudica il diritto dell’amministrazione di avanzare, in caso di condanna, una richiesta di risarcimento del danno in sede civile.

Una precisazione con cui Palazzo d’Orléans chiarisce la propria posizione rispetto al procedimento penale in corso, lasciando aperta la possibilità di un’eventuale azione risarcitoria qualora ne ricorrano i presupposti.

L’accusa di corruzione e la condanna della coimputata

Amata, esponente di Fratelli d’Italia, è l’unica imputata nel processo ordinario. La vicenda riguarda un presunto patto corruttivo legato a un finanziamento di 30 mila euro destinato alla manifestazione «Donne, economia e potere», organizzata dalla Fondazione Bellisario, rappresentata dall’imprenditrice Marcella Cannariato.

Secondo l’accusa, in cambio del finanziamento Amata avrebbe chiesto un lavoro e un alloggio per il nipote, Tommaso Paolucci.

In un procedimento parallelo, celebrato con rito abbreviato, Cannariato è stata condannata il 20 aprile scorso a due anni e sei mesi di reclusione. La posizione dell’assessore regionale è invece al vaglio del tribunale nel processo ordinario.

Il collegio presieduto da Fabrizio La Cascia ha rinviato l’udienza al prossimo 13 gennaio. Il procedimento proseguirà per accertare le responsabilità contestate, nel rispetto della presunzione di innocenza dell’imputata fino a un’eventuale condanna definitiva.

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