Ponte sullo Stretto, indagine da 13,5 miliardi: la Procura di Roma passa al setaccio gli appalti. Acquisiti migliaia di documenti

Si allarga l’inchiesta giudiziaria sul Ponte sullo Stretto di Messina. La Procura di Roma ha esteso gli accertamenti all’intero percorso amministrativo e finanziario dell’opera, concentrando l’attenzione sulle procedure di affidamento, sull’aumento dei costi e sulla mancata indizione di nuove gare europee. Al centro delle verifiche c’è un progetto dal valore complessivo di circa 13,5 miliardi di euro, sul quale stanno lavorando i magistrati capitolini con il coinvolgimento della Direzione nazionale antimafia.

L’indagine ha registrato una nuova accelerazione con l’intervento dei carabinieri del Ros, che hanno acquisito una vasta documentazione presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Dipe, la società Stretto di Messina e il consorzio Eurolink, incaricato della progettazione definitiva dell’infrastruttura. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire le decisioni che hanno accompagnato il rilancio del progetto, verificando la regolarità delle procedure adottate e le ragioni che hanno portato a un incremento così significativo della spesa prevista.

Il principale nodo riguarda proprio gli appalti. Secondo l’ipotesi al vaglio della Procura, l’aumento del costo dell’opera avrebbe potuto rendere necessaria una nuova gara pubblica a livello europeo. Una questione già sollevata dalla Corte dei conti e dall’Autorità nazionale anticorruzione, che avevano richiamato l’attenzione sui limiti imposti dalla normativa comunitaria alle modifiche economiche dei contratti originari.

Il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, aveva evidenziato come la scelta di riattivare il progetto senza procedere a una nuova gara comportasse precisi vincoli finanziari. In particolare, il valore dell’intervento non avrebbe potuto superare del 50% quello inizialmente posto a base dell’affidamento, secondo i rilievi formulati dall’Autorità. Un limite che rappresenta adesso uno degli aspetti centrali degli approfondimenti investigativi.

La questione assume particolare rilevanza alla luce dell’evoluzione dei costi. Nel 2001 la realizzazione del Ponte era stata stimata intorno ai cinque miliardi di euro, con la previsione di una partecipazione privata pari al 40% dell’investimento. Nel corso degli anni, però, il quadro economico è cambiato radicalmente: il costo complessivo ha superato i 13 miliardi e il finanziamento pubblico ha assunto un ruolo predominante.

I sostenitori dell’opera hanno indicato come riferimento per il calcolo degli incrementi la cifra di 6,1 miliardi, corrispondente alla stima formulata in occasione dell’approvazione del progetto. Anche prendendo in considerazione questo importo, tuttavia, sono stati sollevati dubbi sul rispetto dei limiti previsti. Tra le voci oggetto di attenzione figurano inoltre 786 milioni di euro relativi alla progettazione, che secondo i rilievi riportati non sarebbero stati inclusi in alcune valutazioni economiche.

Gli accertamenti sono coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e riguardano anche l’eventuale presenza di episodi corruttivi. Gli investigatori stanno approfondendo le posizioni di almeno tre persone, tra funzionari pubblici e dirigenti, per verificare se le scelte amministrative siano state condizionate da comportamenti illeciti. Si tratta, allo stato, di ipotesi investigative ancora da accertare.

Il nuovo filone nasce da un’inchiesta già avviata nei mesi precedenti. A giugno erano state eseguite perquisizioni nei confronti dell’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, dell’imprenditore Vincenzo Virgiglio e dell’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, esponente della Lega in Calabria. Secondo l’ipotesi accusatoria, Virgiglio e Saccomanno avrebbero tentato di corrompere Miele per influenzare il percorso di approvazione della delibera Cipess relativa al Ponte. Le successive audizioni di numerosi testimoni hanno contribuito ad ampliare il perimetro degli approfondimenti.

Tra le persone ascoltate figura anche il parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, autore di diversi esposti sull’opera. Bonelli ha criticato duramente la gestione del progetto, sostenendo di aver richiesto documentazione al Dipe senza ottenerla. «Il Ponte sullo Stretto è diventato il monumento all’arroganza politica di Matteo Salvini», ha dichiarato.

Dal ministero delle Infrastrutture arriva invece una posizione di piena collaborazione con la magistratura. Matteo Salvini ha assicurato la disponibilità a consegnare tutta la documentazione richiesta, compresi atti relativi agli anni precedenti, comunicazioni e materiali tecnici. Gli uffici ministeriali ribadiscono la convinzione che l’iter amministrativo sia stato condotto regolarmente.

Anche l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha confermato la volontà di proseguire il lavoro sul progetto, sottolineando l’estraneità a ogni accusa.

L’attenzione si concentra ora sull’esame degli atti acquisiti dai carabinieri del Ros. Sarà la documentazione a consentire ai magistrati di valutare se il percorso seguito per l’affidamento e il finanziamento dell’infrastruttura abbia rispettato le disposizioni previste dalla normativa europea. Un passaggio delicato per un’opera strategica destinata a collegare stabilmente Sicilia e Calabria, tornata al centro del dibattito politico e giudiziario nazionale.

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