Pesca, sospeso il fermo ma la protesta continua: pescherecci fermi nei porti

È stato sospeso il fermo del comparto pesca per scadenza dei termini, ma la mobilitazione non si ferma. I pescherecci resteranno comunque nei porti, in segno di protesta contro una situazione economica giudicata ormai insostenibile dagli operatori del settore.

A comunicarlo è la Federazione armatori siciliani (Fas), attraverso il presidente Alfio Fabio Micalizzi, che parla di un cambio di strategia: “Non è una resa, ma un cambio di passo per un comparto ormai al limite della sopravvivenza economica e sociale”.

Carburante alle stelle: “Così si chiude”


Al centro della vertenza resta il caro carburante, indicato come la principale causa della crisi che sta colpendo le imprese della pesca.

“Serve un tetto massimo tra i 40 e i 50 centesimi al litro – spiega Micalizzi –. In un contesto straordinario come quello attuale, il carburante defiscalizzato per la pesca non può superare i 60-70 centesimi. Oggi paghiamo oltre 1,20 euro al litro, con punte fino a 1,40: è una condizione insostenibile che sta uccidendo le imprese”.

Una situazione che, secondo la Fas, rischia di portare alla chiusura di centinaia di attività e alla perdita di numerosi posti di lavoro lungo tutta la filiera.

Assemblea il 20 aprile: “Basta promesse”

Per decidere le prossime mosse, è stata convocata un’assemblea per lunedì 20 aprile, in raccordo con la direzione nazionale dell’Associazione pescatori marittimi professionali.

Durante l’incontro verranno definite le nuove iniziative di protesta e saranno inviate richieste ufficiali ai ministeri competenti e alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

“Chiederemo risposte precise, non generiche – aggiunge Micalizzi –. Il tempo delle interlocuzioni informali è finito. Non accetteremo più misure tampone o annunci: le promesse devono tradursi in atti concreti”.

Possibile blocco dello Stretto il Primo Maggio


Tra le ipotesi più forti al vaglio c’è anche quella di un blocco dello Stretto di Messina il prossimo 1 maggio, in occasione della Festa dei Lavoratori.

Una mobilitazione che potrebbe avere risonanza nazionale, trasformando la protesta del comparto ittico in una vertenza più ampia. La posizione della Federazione armatori è netta: servono interventi immediati e strutturali per sostenere il settore.

“Il Governo dimostri da che parte sta – conclude Micalizzi –: o con chi produce lavoro o con un sistema che sta portando alla chiusura centinaia di imprese. La voce dei pescatori non può più essere ignorata”.

In assenza di risposte concrete, la protesta è destinata ad ampliarsi, coinvolgendo sempre più territori e operatori del comparto.

Pesca siciliana in crisi: allarme del FLAG Riviera Jonica Etnea tra carburante caro, porti danneggiati e pescato in calo


La pesca lungo la costa ionica etnea è sempre più in difficoltà a causa dell’aumento del costo del carburante, dei problemi legati alla portualità e della diminuzione del pescato. A lanciare l’allarme è il FLAG Riviera Jonica Etnea, organismo pubblico-privato che riunisce imprese del settore e diversi comuni tra le province di Catania, Siracusa e Messina.

Secondo il FLAG, la situazione si è aggravata dalla fine del 2025, accelerando un processo di crisi già strutturale che rischia di avere forti conseguenze occupazionali. A pesare sono anche i danni alle infrastrutture portuali causati da recenti eventi meteorologici e la forte concorrenza del pescato importato, che secondo l’organismo rappresenta oltre il 60% di alcune specie presenti sui mercati locali.

Per fronteggiare la situazione è stata messa a punto una strategia di sviluppo locale che punta a ridurre i consumi di carburante, migliorare l’efficienza delle imbarcazioni e ottimizzare la commercializzazione del prodotto ittico, con attenzione anche a progetti ambientali legati al recupero della plastica. L’obiettivo è sostenere un comparto considerato strategico per l’economia delle comunità costiere siciliane, oggi però sempre più sotto pressione.

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