Palermo, arrestati tre dipendenti della camera mortuaria dell’Ospedale Cervello

La Polizia di Stato di Palermo ha eseguito nella mattina dell’11 febbraio 2026 un’ordinanza del G.I.P. su delega della Procura della Repubblica, applicando misure cautelari agli arresti domiciliari nei confronti di tre dipendenti della camera mortuaria dell’Ospedale “Cervello”. I tre sono ritenuti gravemente indiziati di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e corruzione per esercizio della funzione.

Indagini coordinate dalla Procura di Palermo


Il provvedimento scaturisce da un’articolata attività investigativa della Sezione Anticorruzione della Squadra Mobile di Palermo, condotta nei primi mesi del 2024 sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo. Le indagini, inizialmente avviate a seguito di accertamenti al Policlinico “P. Giaccone”, hanno permesso di delineare un quadro di reati collegati ai decessi ospedalieri e alla gestione delle salme.

L’attività investigativa si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, che hanno consentito di ricostruire l’esistenza di un’associazione a delinquere composta dai tre dipendenti dell’obitorio.

Modus operandi e accordi corruttivi


Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i dipendenti della camera mortuaria avrebbero accelerato pratiche inerenti alla cura e al rilascio delle salme dietro compenso economico, anche quando mancavano le necessarie autorizzazioni comunali.

In diverse occasioni, gli indagati avrebbero favorito specifiche imprese funebri, indirizzando i familiari dei defunti verso le aziende con cui erano stati stipulati accordi corruttivi. Tra gli episodi contestati, vi è quello relativo al decesso di un cittadino irlandese a Palermo, i cui congiunti sarebbero stati indirizzati verso un’impresa funebre specifica. Le telecamere hanno documentato il versamento di una dazione pari a cinquecento euro a uno dei dipendenti.

Pericolo di inquinamento probatorio


Le misure cautelari non sono state precedute da interrogatori preventivi, in quanto l’Autorità Giudiziaria ha ravvisato il rischio concreto di inquinamento probatorio. Infatti, durante le indagini era stato rinvenuto un dispositivo tecnico in prossimità della camera mortuaria, grazie al quale erano state registrate conversazioni tra i tre indagati.

Nei dialoghi intercettati, i dipendenti concordavano comportamenti da adottare nel caso fossero stati convocati dalla polizia giudiziaria, allo scopo di deviare le indagini.

Posizioni di altri indagati

Nel provvedimento cautelare, l’Autorità Giudiziaria si è riservata di valutare le posizioni di altri soggetti coinvolti nel medesimo procedimento penale, proseguendo le indagini per individuare ulteriori responsabilità.

L’operazione rappresenta un intervento importante della Procura e della Polizia di Stato contro episodi di corruzione nel settore sanitario, con particolare attenzione alla tutela dei diritti dei cittadini e all’integrità delle procedure ospedaliere.

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