Accesso al percorso di giustizia riparativa per Martina Patti, la 26enne condannata in primo grado a 30 anni di reclusione per l’omicidio della figlia Elena, la bambina di quasi cinque anni uccisa nel giugno del 2022 a Mascalucia.
La richiesta è stata avanzata davanti alla Corte d’assise d’appello di Catania dall’avvocato Tommaso Tamburino, che difende la donna insieme al collega Gabriele Celesti. Nel corso dell’udienza, Martina Patti, collegata in videoconferenza dal carcere, ha pronunciato parole di pentimento ammettendo ancora una volta le proprie responsabilità.
«Chiedo perdono per avere fatto qualcosa di orribile: ho ucciso mia figlia», avrebbe dichiarato la giovane, spiegando che la consapevolezza della gravità del gesto sarebbe maturata «dopo un percorso psicologico» intrapreso durante la detenzione.
La decisione attesa il 7 luglio
Alla richiesta di accesso alla giustizia riparativa si sono opposti sia la Procura generale, rappresentata dalla sostituta procuratrice Agata Consoli, sia l’avvocata Barbara Ronsisvalle, legale delle parti civili costituite nel processo, ovvero il padre e i nonni paterni della piccola Elena.
La Corte d’assise d’appello si è riservata sulla decisione e renderà noto il proprio pronunciamento nell’udienza fissata per il prossimo 7 luglio.
Martina Patti è imputata per omicidio premeditato aggravato, occultamento di cadavere e simulazione di reato. Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Catania, la donna avrebbe ucciso la figlia con un’arma da taglio in un terreno abbandonato vicino casa, per poi seppellirne il corpo e simulare il rapimento della bambina all’uscita dall’asilo.
Il delitto sconvolse profondamente l’intera comunità di Mascalucia e l’opinione pubblica nazionale per la brutalità dei fatti e per il tentativo di depistaggio messo in atto subito dopo l’omicidio.