A Niscemi, la storica via del passeggio cittadino prova lentamente a tornare alla vita. In via 4 Novembre, cuore della movida locale, da sabato scorso alcune attività hanno rialzato le saracinesche: i tavolini sono tornati in strada e i primi clienti hanno ripreso a passeggiare la sera.
Ma a pochi metri la situazione cambia completamente. Molti locali restano ancora chiusi perché ricadono nella zona rossa istituita dopo la frana che ha colpito l’area del Belvedere di Niscemi. La via simbolo della vita notturna appare così divisa in due: un marciapiede nell’area riaperta e l’altro ancora interdetto.
Il sindaco: “Serve fiducia per ripartire”
Il sindaco Massimiliano Conti parla apertamente di una situazione paradossale.
«C’è un paradosso evidente – spiega – ma si tratta di valutazioni tecniche che devono essere affrontate con la Protezione civile. Abbiamo già ricevuto indicazioni e appena possibile ci coordineremo con chi di competenza per dare risposte anche a chi ha subito ritardi».
Conti descrive una città che lentamente cerca di rialzarsi:
«Piano piano si sta rianimando. Il mio appello è a crederci e a tornare a vivere una vita normale. Non possiamo ignorare le difficoltà di tante famiglie, ma invito tutti a tornare a passeggiare in piazza e recuperare la quotidianità, soprattutto per i giovani e per chi ha perso la propria attività».
I commercianti: tra speranza e chiusure definitive
Tra i locali che hanno riaperto c’è quello gestito da Daniele Benenati.
«Finalmente possiamo aprire – racconta –. Dopo quaranta giorni di chiusura dobbiamo ripristinare tutto e far tornare la fiducia delle persone. Questa è la prima vera giornata, speriamo che dal fine settimana i clienti tornino numerosi».
Per altri però la ripartenza non sarà possibile. Damiano Schembri, il cui locale si trovava a ridosso del Belvedere, è rimasto nella zona nera e non potrà più riaprire.
«Dovremo trovare un altro posto da cui ripartire – spiega –. Il nostro lavoro dipendeva molto dal turismo e ricominciare altrove sarà molto difficile».
Anche chi ha riaperto avverte il peso della situazione. «Molti clienti sono tornati, ma vedere a pochi metri altri locali ancora chiusi fa male», racconta Vincenzo Arena. «Questa era la via della movida che arrivava fino al Belvedere».
Il ritorno dei residenti e i servizi ancora da ripristinare
Intanto alcuni residenti stanno rientrando nelle proprie abitazioni.
«Sono tornata appena è stato possibile dopo quasi quaranta giorni ed è stata una liberazione», racconta Daniela, mentre pulisce casa.
Ripartono lentamente anche le attività professionali. «Ho finalmente riaperto lo studio e ricomincio a ricevere i pazienti, ma i disagi sono stati tanti», spiega Carlo, dentista della zona.
Restano però alcune criticità nei servizi essenziali. In diverse aree manca ancora il gas metano, mentre l’acqua è stata ripristinata. «Il metano tornerà nei prossimi giorni, con riattivazioni progressive settore per settore», assicura il sindaco.
Le operazioni di recupero e messa in sicurezza nell’area più colpita riprenderanno la prossima settimana. Torneranno in azione le squadre specializzate Usar, impegnate negli interventi di soccorso in ambienti complessi, per proseguire il lavoro sugli edifici più a rischio.
Il caso della frana del 1997
Sulla vicenda interviene anche il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che richiama l’attenzione su una questione rimasta irrisolta per decenni: la frana del 1997. “Qualcuno nel tempo ha avuto interesse a far calare il sipario su quella frana, lasciata nel dimenticatoio”, afferma Musumeci in un’intervista al quotidiano La Sicilia.
Il ministro ricorda che all’epoca si decise di abbattere cento case, ma ne furono demolite soltanto 25. «Le altre che fine hanno fatto?», si chiede. Durante i suoi cinque anni da presidente della Regione Siciliana, spiega Musumeci, l’unica richiesta ricevuta dal Comune riguardava la riparazione di una strada provinciale crollata. «Abbiamo realizzato quell’opera in poco tempo, spendendo 1,2 milioni di euro. Ma non si è mai parlato del pericolo frana per l’abitato».
Secondo il ministro, la frana che ha colpito l’area potrebbe essere stata inevitabile. “Temo che fosse inarrestabile già dopo l’evento del 1997”, afferma.
Intanto Niscemi resta sospesa tra ferite ancora aperte e la voglia di ripartire. La comunità prova a ricostruire la propria quotidianità, passo dopo passo, tra difficoltà, speranza e resilienza.