A due settimane dalla frana che ha colpito la collina di Niscemi, l’emergenza resta alta. Il bilancio parla di 1539 persone sfollate, oltre 800 edifici disabitati e una comunità ancora in cerca di risposte. Tra difficoltà abitative, viabilità compromessa e monitoraggi continui, la città prova a resistere.
442 richieste per il contributo affitto
Più di mille persone stanno cercando una sistemazione autonoma, presentando domanda per il contributo all’affitto, che ha già raggiunto quota 442 richieste.
Il Comune, nel frattempo, ha pubblicato un avviso per individuare appartamenti disponibili anche all’acquisto all’interno del patrimonio immobiliare locale. In pochi giorni sono arrivate 170 istanze, ora al vaglio dell’amministrazione.
Molti sfollati, ospitati da amici e parenti da oltre quindici giorni, iniziano a chiedere soluzioni stabili o risorse economiche per provvedere da soli.
Recupero degli effetti personali: vigili del fuoco in azione
Da domani pomeriggio, i vigili del fuoco assisteranno i residenti nel recupero dei beni personali anche nella fascia compresa tra i 30 e i 50 metri dalla frana, dopo il via libera dei monitoraggi della Protezione civile.
Nella zona più a rischio sono già 65 gli interventi programmati, ma le richieste sono destinate ad aumentare. In campo operano le squadre specializzate di Urban Search and Rescue, dotate di strumentazioni in grado di rilevare anche minime oscillazioni del terreno.
Il recupero dei beni nella zona rossa, che si estende fino a 150 metri dal precipizio, procede a ritmo sostenuto: circa 70 accessi al giorno, per un totale che supera i 900 rientri controllati.
Per tutta la prossima settimana l’area sarà sorvegliata anche dal corpo forestale, oltre a esercito e forze dell’ordine. La zona interdetta, inoltre, si è recentemente ampliata verso valle, coinvolgendo casolari e capannoni agricoli.
Monitoraggi h24 e tavolo tecnico in Prefettura
La collina di Niscemi è sotto osservazione 24 ore su 24 per prevenire nuovi cedimenti. Ogni pomeriggio alle 18 si riunisce un tavolo tecnico nella prefettura di Caltanissetta, in collegamento con il sindaco, per valutare l’evoluzione della situazione e coordinare gli interventi.
Uno dei problemi più gravi riguarda la chiusura di due strade provinciali, che costringe molti agricoltori a percorsi alternativi fino a 60 chilometri in più per raggiungere i campi.
I lavori per il bypass procedono, mentre un decreto ha autorizzato nel fine settimana il transito in deroga di 20 mezzi pesanti. È stata anche messa in sicurezza la provinciale 11, attualmente l’unica percorribile.
«Il nostro problema prioritario sono le strade — denunciano gli agricoltori — Non possiamo lavorare in queste condizioni».
Produzione e commercio rallentati
Per tragitti che prima richiedevano pochi minuti, oggi servono quasi cinquanta minuti. Questo rende difficile controllare i terreni e raggiungere i mercati per la vendita dei prodotti.
Le conseguenze si riflettono sull’economia locale, già messa a dura prova dall’emergenza abitativa e dalla chiusura di numerose attività nel quartiere Sante Croci. Sull’orlo del cedimento resiste ancora la croce collocata nel punto dove, nel 1997, sorgeva una chiesa poi smontata dopo la prima grande frana.
Attorno a quel simbolo si raccolgono oggi le preghiere e la speranza di un’intera comunità, che continua a lottare tra paura, incertezza e voglia di ricominciare.