Investimenti pubblici consistenti, ma una capacità ancora debole di misurare gli effetti concreti sul territorio. È la fotografia dei Nebrodi contenuta nel report su economia e sviluppo dell’area, presentato all’undicesima edizione del Festival del giornalismo enogastronomico in corso a Galati Mamertino, nel Messinese.
Secondo i dati elaborati dall’associazione Network insieme alla Fondazione Innovation Island, dal 2016 al 2025 OpenCoesione registra nei 42 comuni del territorio 284 milioni di euro di pagamenti, relativi a 3.168 progetti e 8.857 movimenti. Una cifra che non rappresenta però l’intera spesa pubblica destinata all’area: dal monitoraggio restano escluse, tra le altre, la spesa corrente, una parte consistente degli aiuti agricoli, le risorse del Pnrr e gli interventi attribuiti esclusivamente a livelli provinciali o regionali.
La quota maggiore degli investimenti, 186,9 milioni di euro, riguarda lavori pubblici, mentre gli incentivi diretti alle imprese ammontano a 48,1 milioni. Sul piano tematico, 78,3 milioni sono stati destinati a trasporti e mobilità, 47,2 milioni all’ambiente, 45,3 milioni alla competitività delle imprese e 22,3 milioni a cultura e turismo.
Il problema, secondo il report, è che a fronte di queste risorse non esiste ancora una valutazione territoriale integrata capace di misurare gli effetti economici degli interventi, né di quantificare in modo sistematico i servizi effettivamente attivati.
Popolazione in calo e sviluppo concentrato sulla costa
Il quadro demografico resta uno dei principali elementi di fragilità. Nel 2024 i 42 comuni del partenariato pubblico-privato Gal Nebrodi Plus contavano complessivamente 134.104 residenti, 603 in meno rispetto all’anno precedente. A pesare maggiormente è il saldo naturale, più negativo rispetto a quello migratorio interno.
Anche il sistema produttivo presenta forti differenze territoriali. Industria e servizi risultano concentrati soprattutto nei centri costieri e nei poli di maggiori dimensioni. Nel 2023 le 10.312 unità locali presenti nei 42 comuni hanno prodotto complessivamente 893,9 milioni di euro di valore aggiunto, ma la ricchezza generata appare distribuita in maniera molto disomogenea.
Particolarmente frammentato è il comparto agricolo. Il censimento del 2020 rileva 9.649 aziende agricole su una superficie complessiva di 100.275 ettari. Almeno sei aziende su dieci, tuttavia, presentano una produzione standard inferiore ai 4.000 euro annui, a conferma di una struttura produttiva caratterizzata da numerose piccole realtà.
Anche le filiere considerate simbolo dei Nebrodi, come il suino nero, la provola e la nocciola, scontano una carenza di dati omogenei e confrontabili. Mancano infatti informazioni sistematiche su quantità prodotte, prezzi, trasformazione, occupazione e valore economico trattenuto nei diversi passaggi della filiera.
Il report mette così in evidenza una delle principali sfide per il futuro dei Nebrodi: non soltanto attrarre e spendere risorse, ma riuscire a misurarne gli effetti sul tessuto economico, sociale e demografico, individuando quali interventi producano realmente sviluppo e quali invece non riescano a tradursi in benefici duraturi per le comunità locali.