Morte di Simona Cinà, la famiglia si oppone all’archiviazione: “Vogliamo la verità”

La famiglia di Simona Cinà si oppone alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla morte della giovane pallavolista, deceduta nella notte tra l’1 e il 2 agosto 2025 nella piscina di una villa a Bagheria, nel Palermitano, durante una festa di laurea. Ad annunciare l’iniziativa è stato l’avvocato Antonio Ingroia, nel corso di una conferenza stampa convocata nel suo studio a Palermo insieme ai familiari della ragazza.

La Procura di Termini Imerese ha depositato a fine luglio la richiesta di archiviazione. La famiglia, assistita da Ingroia, ha deciso di presentare opposizione contestando diversi aspetti dell’attività investigativa e degli accertamenti medico-legali.

L’avvocato Ingroia: «Evidenti lacune investigative»

«Abbiamo ritenuto di dovere convocare questa conferenza per accompagnare l’atto di opposizione all’archiviazione che la Procura di Termini Imerese ha depositato a fine luglio», ha spiegato Ingroia. L’avvocato ha parlato dell’«amarezza dei familiari di Simona Cinà riguardo al modo in cui le indagini sono state svolte dal pm di Termini, dalla polizia giudiziaria e dai consulenti tecnici nominati dal pm».

Secondo il legale, ci sarebbero «evidenti lacune investigative», soprattutto nelle ore immediatamente successive al decesso, oltre a una presunta insufficienza degli accertamenti medico-legali. Al centro dell’opposizione ci sarebbe, in particolare, il mancato approfondimento di possibili responsabilità penali colpose di terzi.

Ingroia contesta anche la ricostruzione della morte come evento accidentale, sostenendo che la dinamica della caduta in piscina non sarebbe stata chiarita in modo definitivo. Tra gli elementi che la difesa della famiglia chiede di approfondire c’è anche l’ipotesi che Simona possa essere stata spinta in acqua per scherzo. Secondo quanto riferito dal legale, negli atti sarebbe emerso che durante la stessa serata un’altra ragazza era stata spinta in piscina, rischiando di annegare.

Un altro punto indicato dall’avvocato riguarda il trauma cranico riportato da Simona, che, secondo la famiglia, non sarebbe stato adeguatamente approfondito né datato. Ingroia chiede quindi di verificare se il trauma possa aver avuto un ruolo, anche come concausa, nel decesso.

«La sensazione è che la ricostruzione della Procura, che conduce a una morte accidentale in una dinamica mai accertata, sia contraddittoria e condizionata fin dall’inizio da un’ipotesi investigativa precostituita», ha affermato il legale, secondo cui andrebbero valutate anche eventuali responsabilità degli organizzatori della festa e di altri soggetti.

Simona Cinà

I genitori: “La richiesta di archiviazione è agghiacciante”

Dolore e amarezza sono stati espressi anche dai genitori della giovane. «La richiesta di archiviazione è semplicemente agghiacciante: per noi è assurdo che sia successo tutto questo, siamo tanto amareggiati e vogliamo sapere la verità», ha dichiarato il padre di Simona, Luciano Cinà, denunciando quella che definisce una «palese reticenza nel fare le indagini».

La madre, Giuseppina Corleone, ha invece posto l’accento sui soccorsi e sulla presenza di personale qualificato durante la festa. «Questa morte si poteva evitare con i giusti controlli: se ci fosse stato un bagnino a salvare mia figlia quand’era caduta in piscina, a quest’ora sarebbe stata ancora a casa con me», ha detto.

La famiglia non contesta dunque soltanto l’ipotesi di una morte accidentale, ma chiede che vengano ulteriormente approfondite tutte le circostanze che precedettero e seguirono il decesso. L’obiettivo dell’opposizione all’archiviazione è ottenere nuovi accertamenti e fare piena luce sulla dinamica della morte della giovane, individuando, qualora emergessero elementi a loro carico, eventuali responsabilità di terzi.

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