A un anno dalla strage del 27 aprile 2025, Monreale si è raccolta nel ricordo di Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvo Turdo, i tre giovani uccisi in una vicenda che ha profondamente segnato la comunità.
Nel pomeriggio di ieri si è svolta una giornata di commemorazione, organizzata con il patrocinio del Comune. Un lungo corteo ha attraversato le vie cittadine fino al luogo della sparatoria, diventato simbolo di una ferita ancora aperta.
La messa al Duomo e il raccoglimento della comunità
Le celebrazioni sono proseguite con una messa solenne nel Duomo di Monreale, officiata dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.
La partecipazione è stata ampia e sentita: cittadini, familiari e istituzioni si sono uniti in un momento di preghiera e riflessione collettiva. Le iniziative sono andate avanti anche in serata, nel segno della memoria e della vicinanza alle famiglie delle vittime.
Nel corso dell’omelia, monsignor Lorefice ha espresso parole di profondo dolore: “Le morti terribili, agghiaccianti, di Massimo, Andrea e Salvo sono ancora nei nostri occhi e nei nostri cuori, come se non fosse passato un anno”. L’arcivescovo ha sottolineato come l’intera comunità continui a vivere quella tragedia come una ferita collettiva: “Noi patiamo nel corpo della nostra città il dolore di quel che è avvenuto”.
Il richiamo contro la violenza e l’indifferenza
Nel suo intervento, Lorefice ha allargato lo sguardo oltre la tragedia locale, denunciando il ciclo di violenza che attraversa la società contemporanea. “Chi uccide ha un Alzheimer del cuore”, ha affermato, richiamando il magistero di Papa Francesco e di Papa Leone XIV.
Parole dure anche sul contesto più ampio: dalla violenza diffusa alle morti in mare, fino alle piaghe della Sicilia, tra mafia, droga e marginalità sociale. Un’analisi che lega la tragedia di Monreale a un quadro più vasto di crisi morale e civile.
“Scegliere tra il bene e il male”
L’arcivescovo ha poi lanciato un forte appello etico, invitando ciascuno a scegliere tra il bene e il male:
“Ogni uomo deve scegliere tra l’essere mercenario o il pastore buono che custodisce”.
Un monito rivolto anche alle istituzioni e alla società tutta, accusate di essere talvolta terreno fertile per “cattivi maestri” capaci di ingannare soprattutto i giovani. In chiusura, Lorefice si è rivolto direttamente alle nuove generazioni, invitandole a cercare nella fede una strada di speranza e realizzazione: “Volete essere felici? Guardate e seguite Cristo. Non troverete mai uno che lo ha seguito e si sia sentito fallito”.
Un messaggio che unisce memoria e futuro, dolore e speranza, nel tentativo di trasformare una tragedia in occasione di consapevolezza collettiva.