Ancora minacce contro amministratori locali in Sicilia. Maria Terranova, sindaco di Termini Imerese, è finita nuovamente nel mirino di insulti e intimidazioni via social, mentre a Ravanusa il primo cittadino Salvatore Pitrola è stato vittima di un inquietante atto davanti alla propria abitazione. Episodi diversi ma accomunati da un clima di crescente tensione che colpisce chi rappresenta le istituzioni nei territori.
Insulti e odio social contro il sindaco di Termini Imerese
“Ormai gli auguri di morte sono diventati la normalità”. Con queste parole Maria Terranova ha denunciato su Facebook l’ennesimo attacco ricevuto, allegando l’immagine di un commento gravissimo: “Sei una bastarda, devi crepare”. Un episodio che si inserisce in una lunga scia di intimidazioni nei confronti della prima cittadina di Termini Imerese.
Non è la prima volta, infatti, che Terranova subisce attacchi. Già nel giugno 2022, in città erano comparsi manifesti firmati da simboli di partiti dell’opposizione che la accusavano di non essersi ridotta lo stipendio e di aver aumentato la Tari. Ancora più duro l’episodio del febbraio 2024, quando, dopo un’operazione di bonifica di un’area urbana, il sindaco era stata bersaglio di pesanti insulti sessisti. L’ultimo attacco, secondo quanto riferito dalla stessa Terranova, è legato alla delicata questione dell’assegnazione degli alloggi popolari.
Nel suo intervento social, il sindaco ha denunciato un “clima avvelenato” e ha ribadito con fermezza la volontà di continuare ad applicare la legge, prendendo le distanze da pratiche clientelari che, a suo dire, hanno danneggiato la città per decenni. “Non mi piego ai ricatti, non mi faccio intimidire, non arretrerò di un millimetro”, ha scritto, annunciando l’intenzione di fare chiarezza sul “sistema delle case popolari”.
Intimidazioni a Ravanusa e la solidarietà delle istituzioni
Grave anche quanto accaduto a Ravanusa, in provincia di Agrigento, dove il sindaco Salvatore Pitrola ha trovato sul muro della propria abitazione un contenitore con un liquido non identificato, un mazzo di fiori e tre bossoli di arma da fuoco. Un gesto dal chiaro significato intimidatorio che ha suscitato una vasta ondata di solidarietà.
Non si tratta di un caso isolato nell’Agrigentino: in passato atti intimidatori hanno colpito anche i sindaci di Palma di Montechiaro, Camastra, Campobello di Licata e Canicattì. Proprio i primi cittadini della provincia si sono stretti attorno a Pitrola, manifestando vicinanza e condanna per l’accaduto.
Netta la presa di posizione di Anci Sicilia. Il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano hanno parlato di un episodio “di estrema gravità” che colpisce non solo il sindaco ma l’intera comunità e le istituzioni democratiche. L’associazione ha espresso piena fiducia nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura, ribadendo il proprio sostegno a tutti gli amministratori locali che operano in contesti complessi e difficili.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha espresso solidarietà sia a Maria Terranova sia a Salvatore Pitrola. “Chi si accanisce su un rappresentante delle istituzioni, e specialmente su un sindaco, è colpevole di ferire il cuore della nostra democrazia”, ha dichiarato, condannando con fermezza gesti definiti “gravissimi e preoccupanti” e auspicando che venga fatta piena luce nel più breve tempo possibile.