Messina Denaro, condannati i fratelli Luppino. Carcere per le sorelle Giovanna e Bice

Messina Denaro, condannati i fratelli Luppino. Carcere per le sorelle Giovanna e Bice

Nuovi sviluppi giudiziari nei procedimenti legati alla rete che avrebbe favorito la lunga latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro. La Corte d’appello di Palermo ha condannato i fratelli Antonino e Vincenzo Luppino a 5 anni e 5 mesi di carcere ciascuno per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena. Per entrambi è arrivato un lieve sconto rispetto alle precedenti condanne.

I due imputati sono figli dell’imprenditore agricolo Giovanni Luppino, arrestato insieme a Messina Denaro il 16 gennaio 2023, giorno della cattura del capomafia di Castelvetrano dopo quasi trent’anni di latitanza. I fratelli erano sotto processo con l’accusa di avere contribuito alla rete di persone che avrebbe consentito al boss di sottrarsi a lungo alla giustizia.

Per le sorelle del boss disposta la custodia in carcere

Sul fronte delle indagini che coinvolgono i familiari di Messina Denaro, il Tribunale del Riesame di Palermo ha accolto l’appello della Procura disponendo il carcere per le sorelle Giovanna e Bice. Le due donne sono indagate per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravati: secondo l’accusa, avrebbero aiutato il fratello durante la latitanza.

I pubblici ministeri avevano contestato loro anche l’associazione mafiosa, chiedendo al giudice per le indagini preliminari l’applicazione della misura cautelare. Il gip aveva riconosciuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, ma non aveva disposto l’arresto ritenendo insussistenti le esigenze cautelari.

La decisione del Riesame non è ancora esecutiva. In caso di ricorso, sarà la Corte di Cassazione a pronunciarsi sulla vicenda.

Il quadro giudiziario della famiglia Messina Denaro

Delle quattro sorelle del boss, Rosalia è attualmente detenuta e sta scontando una condanna a 14 anni di reclusione per associazione mafiosa. Patrizia, invece, è libera dal luglio 2025, dopo avere scontato una pena di 14 anni e mezzo per lo stesso reato. Libero anche il fratello Salvatore.

Le nuove decisioni giudiziarie riportano al centro il ruolo della cerchia familiare e delle persone che, secondo le contestazioni degli inquirenti, avrebbero contribuito a proteggere il capomafia durante la sua lunga fuga. Le responsabilità penali degli indagati restano da accertare secondo le rispettive fasi dei procedimenti e nel rispetto della presunzione di innocenza.

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